Il clacson non serve solo ad avvisare chi guida distratto dal telefono. In una città dell’Ohio, il suono dell’avvisatore acustico è diventato protagonista di una disputa che mescola diritto di protesta, libertà di espressione e regolamenti sulla quiete pubblica, tutto attorno a un concessionario Tesla. Da oltre un anno, ogni settimana, un gruppo di manifestanti si ritrova davanti allo showroom di Tesla a Lyndhurst, un sobborgo di Cleveland, per protestare contro il ruolo controverso del CEO Elon Musk nella politica statunitense. E chi passava in auto, solidale con la causa, suonava il clacson in segno di appoggio, trasformando la strada in qualcosa che ricordava l’ora di punta a Manhattan.
La situazione è andata avanti per almeno 57 settimane. Poi qualcosa è cambiato. I residenti della zona hanno iniziato a lamentarsi del rumore costante, soprattutto nei fine settimana, e le autorità locali hanno deciso di intervenire. Il comune di Lyndhurst ha istituito una zona silenziosa designata nell’area attorno al concessionario Tesla e ha cominciato a fermare gli automobilisti che suonavano il clacson senza un reale motivo di sicurezza. Per ora, nessuna multa è stata effettivamente emessa: la polizia si è limitata ad avvertire i conducenti. Il sindaco Patrick Ward ha dichiarato che le proteste in sé non rappresentano un problema, ma che i vicini “sono piuttosto esasperati e apprezzerebbero un po’ meno rumore”.
Tra libertà di espressione e regolamenti locali
Non tutti accettano di buon grado il silenzio imposto. Alcuni manifestanti avevano espressamente incoraggiato gli automobilisti di passaggio a suonare il clacson, esponendo cartelli con la scritta “honk”, ovvero “suona. Uno dei partecipanti più assidui, Ron Brubaker, ha confermato di aver invitato attivamente le persone a suonare per oltre un anno. Proprio questo invito esplicito è diventato parte del problema agli occhi delle autorità.
Le leggi locali consentono l’uso del clacson esclusivamente per motivi di sicurezza stradale, non come forma di sostegno a una causa. Il comune ha anche fatto leva su normative più ampie relative all’inquinamento acustico per giustificare il giro di vite, dato che il suono era diventato una colonna sonora fissa del fine settimana nel quartiere.
La questione legale resta aperta
La faccenda, però, non è così semplice dal punto di vista giuridico. L’avvocato specializzato in Primo Emendamento Brian Bardwell ha spiegato che il comune potrebbe trovarsi in difficoltà se dovesse emergere un’applicazione selettiva delle regole. Tradotto: se il clacson viene sanzionato solo quando è legato a una protesta e non in tutti gli altri casi, la cosa potrebbe non reggere in tribunale.
Nel frattempo, i manifestanti hanno provato a spostarsi lontano dal concessionario Tesla, ma si sono ritrovati di fronte alle stesse regole anche altrove. Il motivo è che Lyndhurst non sta prendendo di mira un tratto di strada specifico, bensì il comportamento in sé: suonare il clacson senza una ragione legata alla sicurezza, indipendentemente da dove ci si trovi nel territorio comunale.
