Il formato DNG è ora ufficialmente il nuovo standard per le immagini raw scattate con fotocamere digitali. A stabilirlo è stata l’ISO, l’Organizzazione Internazionale per la Normazione, chiudendo un cerchio che si era aperto oltre vent’anni fa con una semplice domanda su un forum. Un percorso lunghissimo e tutt’altro che lineare, che ha portato il Digital NeGative a diventare il punto di riferimento globale per l’archiviazione delle foto non compresse. E adesso tocca ai produttori di fotocamere decidere come muoversi.
La storia del formato DNG ha qualcosa di affascinante. Tutto è partito l’11 marzo 2004, quando il fotografo australiano Robert Edwards scrisse su un forum (oggi non più esistente) chiedendo ad Adobe se fosse possibile sviluppare un formato raw di tipo open source, simile ai file TIFF. La risposta arrivò circa due ore dopo da Thomas Knoll, lo sviluppatore statunitense che aveva creato Adobe Photoshop: un semplice “Sì, è fattibile”. A settembre di quello stesso anno, Adobe presentava ufficialmente il formato DNG. La differenza rispetto ai formati già presenti sul mercato era sostanziale: DNG è open source. I vari .nef di Nikon, .cr2 di Canon, .arw di Sony o .raf di Fujifilm sono invece proprietari e chiusi, il che significa che non garantiscono interoperabilità e spesso richiedono software specifici per la gestione dei file.
Il formato DNG, come da richiesta originaria di Edwards, è aperto, versatile e compatibile con qualsiasi modello di fotocamera digitale. All’interno di un file DNG si trovano tre componenti: i dati dell’immagine non compressi, i metadati relativi al contenuto e un’anteprima visualizzabile con le regolazioni apportate tramite software, il tutto senza alterare i dati grezzi completi. Alcuni brand come Leica lo utilizzano già da anni per salvare le foto scattate.
La decisione dell’ISO e le conseguenze per il mercato
Oltre ai vantaggi legati all’apertura del formato, il DNG è ampiamente documentato e questo garantisce un supporto a tempo indeterminato, eliminando il rischio che fra anni o decenni un produttore dismetta la compatibilità con i propri file proprietari. Tutti questi elementi hanno convinto l’organizzazione ISO a ufficializzare il formato DNG come standard per i file raw, con la sezione ISO 12234-4:2026. Lo stesso Edwards, che di fatto aveva acceso la miccia con la sua idea sul forum, ha commentato la notizia: “Questa settimana segna un traguardo significativo: la norma ISO 12234-4 è stata pubblicata. Il formato DNG è ora uno standard internazionale, al pari di formati come TIFF e PDF. Dopo oltre vent’anni di discussioni, perseveranza e impegno, l’obiettivo è stato raggiunto. Quella che era nata come un’idea è ora uno standard riconosciuto a livello globale”.
Con il riconoscimento ufficiale, la questione si sposta sui produttori di fotocamere, che finora hanno preferito puntare sui propri formati proprietari per l’archiviazione dei raw. Il supporto potrebbe arrivare in modo graduale: non è escluso che si possa seguire l’esempio di Pentax, che già oggi offre la possibilità di salvare sia nel proprio formato sia in DNG. Nel frattempo, chi volesse convertire i propri file può sfruttare lo strumento di conversione gratuito messo a disposizione da Adobe.
