La crisi delle RAM sta costringendo anche i colossi a rivedere le proprie strategie. Apple, che nel 2022 aveva chiuso i rapporti con YMTC (Yangtze Memory Technology Co.), il produttore cinese di chip di memoria NAND, ora sta facendo marcia indietro. All’epoca, la decisione era arrivata in seguito alle restrizioni imposte da Washington sui prodotti tecnologici cinesi, e sembrava una scelta senza possibilità di ripensamento. Eppure, tre anni dopo, la realtà del mercato ha cambiato completamente le carte in tavola.
Il problema è semplice e, allo stesso tempo, enorme: la penuria di memoria DRAM ha messo i produttori di smartphone in una posizione complicata. I fornitori dominanti, Samsung e SK Hynix, controllano gran parte del mercato, e i prezzi sono saliti parecchio. Tutto ciò perché una buona parte della produzione di chip è stata dirottata verso i data center dedicati all’intelligenza artificiale, lasciando il settore consumer a corto di componenti. Apple paga di più per ogni singolo pezzo e i margini si assottigliano. La risposta, a questo punto, è diversificare. Ed ecco che YMTC rientra in gioco per la fornitura di memorie NAND. Il piano, stando a quanto trapelato, prevede che Apple utilizzi i chip YMTC esclusivamente per gli iPhone venduti in Cina, almeno nella fase iniziale.
Le sanzioni si allentano proprio al momento giusto
Il tempismo, va detto, non è casuale. Il mese scorso Washington ha modificato le proprie restrizioni, rimuovendo YMTC dalla cosiddetta lista rossa del Pentagono. Stessa sorte per CXMT, altro produttore cinese di DRAM. Un’inversione di rotta che, nei fatti, riapre la porta a fornitori cinesi per le aziende americane. Le sanzioni funzionano bene quando le alternative sul mercato non mancano. Quando invece i componenti scarseggiano e i costi esplodono, il pragmatismo finisce per prevalere su tutto il resto.
Per ora solo la Cina, ma potrebbe non bastare
Apple per il momento intende limitare l’utilizzo dei chip YMTC al mercato cinese. Ma se la crisi della RAM dovesse peggiorare ulteriormente, e diversi analisti sostengono che potrebbe durare fino al 2027, l’espansione ad altri mercati diventa una possibilità concreta. Il fatto che Apple sia tornata da un fornitore cinese precedentemente abbandonato sotto pressione governativa racconta più di qualsiasi dato la gravità della situazione nel settore dei componenti di memoria.
