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Vibe coding: il problema che nessuno vede dietro il boom delle app IA

L'intelligenza artificiale permette a chiunque di creare app senza programmare, ma i sistemi di revisione degli store non sono pronti a gestire questa rivoluzione.

scritto da Denis Dosi 31/03/2026 0 commenti 1 Minuti lettura
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Negli ultimi mesi del 2025, il fenomeno del vibe coding ha letteralmente cambiato le regole del gioco nel mondo dello sviluppo software. Qualcuno lo chiama anche agentic coding, ma la sostanza è la stessa: chiedere a un modello di intelligenza artificiale di costruire un’app da zero, senza praticamente toccare una riga di codice. E il risultato? Sorprendentemente funzionale, nella maggior parte dei casi.

Il punto di svolta è arrivato con il lancio di modelli come Claude Opus 4.5, che hanno portato le capacità generative a un livello tale da permettere anche a persone senza alcuna esperienza di programmazione di creare applicazioni quasi complete. Non stiamo parlando di prototipi approssimativi o di giocattoli digitali: le app sfornate dal vibe coding funzionano davvero, spesso con interfacce pulite e logiche interne coerenti. Questo ha spinto moltissimi utenti ad adottare un approccio completamente passivo nella creazione di software, delegando tutto all’intelligenza artificiale.

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Le recensioni degli App Store non reggono il passo

Ecco il nodo della questione. Il processo di App Store review, quello che dovrebbe filtrare le applicazioni prima che arrivino nelle mani degli utenti, è stato pensato in un’epoca in cui sviluppare un’app richiedeva tempo, competenze specifiche e risorse non banali. Adesso, grazie al vibe coding, chiunque può generare un’applicazione in poche ore, se non minuti. E questo cambia radicalmente i volumi e la qualità media di ciò che viene sottoposto a revisione.

Il problema non è solo quantitativo. Le app costruite tramite agentic coding possono sembrare perfettamente funzionanti in superficie, ma nascondere sotto il cofano problemi di sicurezza, gestione dei dati poco trasparente o bug difficili da intercettare con i controlli standard. Il team di revisione degli store si trova quindi davanti a una sfida enorme: valutare migliaia di nuove applicazioni che tecnicamente “funzionano”, ma che potrebbero non rispettare gli standard qualitativi e di sicurezza minimi.

Servono nuovi strumenti di verifica

Il vibe coding ha reso democratico l’accesso alla creazione di software, e questo di per sé non è un male. Ma ha anche messo in evidenza quanto siano fragili i meccanismi di filtro attuali. Se i modelli di intelligenza artificiale continuano a migliorare a questo ritmo, e non c’è ragione per pensare il contrario, il volume di app generate automaticamente è destinato a crescere in modo esponenziale. Senza un aggiornamento profondo dei sistemi di revisione, gli store digitali rischiano di riempirsi di applicazioni di qualità incerta, con tutto ciò che ne consegue per la sicurezza e l’esperienza degli utenti finali.

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Denis Dosi
Denis Dosi

Laureato in ingegneria informatica nel lontano 2013, da sempre appassionato di scrittura e tecnologia sono riuscito a convogliare in un'unica professione le mie due più grandi passioni grazie a TecnoAndroid.

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