Le cabine telefoniche digitali di TIM finiscono sotto l’attenzione dell’Antitrust. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha formulato osservazioni piuttosto nette sul progetto che prevede la sostituzione delle vecchie cabine dismesse con nuove strutture multiservizi dotate di schermi touch e spazi pubblicitari digitali. Il punto centrale della questione è semplice: secondo AGCM, i Comuni che intendono aderire al progetto devono attivare procedure competitive, cioè vere e proprie gare, prima di concedere quegli spazi pubblicitari sul suolo pubblico.
La segnalazione, datata 10 marzo 2026, è stata resa nota il 30 marzo 2026 con la pubblicazione del bollettino settimanale numero 13/2026 dell’AGCM. Il procedimento, contrassegnato come AS2154, riguarda il progetto portato avanti da TIM in collaborazione con Urban Vision per la riconversione delle vecchie cabine in postazioni digitali multiservizi.
Per capire il contesto, vale la pena fare un passo indietro. Dopo che AGCOM, con la delibera 98/23/CONS pubblicata il 23 maggio 2023, aveva rimosso per TIM l’obbligo di mantenere attive le postazioni di telefonia pubblica stradale (tranne quelle nei luoghi di rilevanza sociale), l’operatore aveva avviato nell’estate del 2023 la dismissione di oltre 15mila cabine ormai in disuso. A fine 2023 circa 14mila erano già state smantellate. Parallelamente, il 29 settembre 2023, TIM aveva presentato le nuove cabine digitali, annunciando Milano come città apripista con circa 450 postazioni, per poi estendere il progetto ad altre 13 città italiane fino a un totale di circa 2500 unità. Da allora, però, non sono arrivati ulteriori aggiornamenti concreti, e il progetto è rimasto sostanzialmente fermo, pare proprio a causa di ricorsi legati a possibili distorsioni della concorrenza nel mercato pubblicitario.
TIM e le cabine digitali: perché l’Antitrust chiede le gare ai Comuni
Il nodo della questione è tutto qui: le cabine telefoniche digitali TIM non sono semplici manufatti per telefonare. Offrono servizi come chiamate gratuite, informazioni istituzionali, promozione culturale, alert pubblici, applicazioni per persone con disabilità e strumenti di contrasto alla violenza e alla microcriminalità. Però, ed è questo il punto che ha fatto scattare l’intervento dell’Antitrust, sono interamente finanziate dalla pubblicità visualizzata sui loro schermi. E secondo AGCM, la funzione pubblicitaria sarebbe addirittura prevalente rispetto a quella telefonica, che avrebbe un ruolo secondario e accessorio.
L’Autorità ricorda che il Comune di Milano aveva già approvato il progetto con delibera del 22 dicembre 2023 e un successivo accordo del 6 marzo 2024, seguito dal Comune di Bari con delibera del 7 marzo 2024. Altri Comuni risulterebbero interessati ad aderire.
Il problema, secondo l’Antitrust, è che installare questi impianti pubblicitari su suolo pubblico senza alcun confronto competitivo crea una discriminazione evidente a favore di TIM e Urban Vision, penalizzando tutte le altre imprese del settore della pubblicità Out Of Home (OOH) che, per operare, hanno dovuto partecipare a regolari gare. Il mercato della pubblicità esterna è per sua natura contingentato, dato che gli spazi disponibili sono limitati.
L’AGCM precisa anche che nemmeno gli innegabili interessi pubblici soddisfatti dalle cabine, dalla digitalizzazione urbana ai servizi gratuiti per i cittadini, possono giustificare l’assenza di una gara. Questi obiettivi, pur definiti meritevoli di apprezzamento, potrebbero essere raggiunti ugualmente attraverso procedure competitive, stimolando al contempo la concorrenza sia in termini di prezzo che di qualità. L’Autorità ricorda del resto che la concessione di spazi pubblicitari condizionata alla fornitura di servizi di pubblica utilità, previa procedura di gara, è una prassi consolidata nel nostro ordinamento.
