La vicenda dei monopattini elettrici contraffatti finiti sul mercato italiano arriva ora nelle aule di tribunale, con un processo che coinvolge sei imputati e accuse pesantissime. Tra le persone chiamate a rispondere ci sono tre importatori di nazionalità cinese, due distributori italiani e un rivenditore. Un caso che mette sotto i riflettori l’intera filiera di importazione di prodotti per la mobilità elettrica e che solleva interrogativi enormi sulla sicurezza di ciò che viene venduto ai consumatori.
Le accuse formulate dalla procura coprono un ventaglio ampio e grave. Si parla di omicidio colposo, legato a incidenti che hanno provocato la morte di utilizzatori, ma anche di vendita di prodotti con etichette mendaci. Questo significa che i monopattini elettrici immessi sul mercato riportavano certificazioni false, marchi CE contraffatti e schede tecniche che non corrispondevano alle reali caratteristiche dei veicoli. Batterie di qualità scadente, cablaggi inadeguati, sistemi frenanti al di sotto degli standard minimi: il quadro emerso dalle indagini è decisamente allarmante.
Come funzionava il meccanismo di importazione
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i monopattini contraffatti venivano acquistati a prezzi bassissimi da produttori cinesi che non rispettavano le normative europee. Una volta arrivati in Italia, passavano attraverso i distributori che si occupavano di applicare documentazione falsa e di piazzarli presso rivenditori compiacenti o semplicemente poco attenti. Il margine di guadagno era notevole, proprio perché il risparmio sui materiali e sulle certificazioni di sicurezza abbatteva i costi in modo drastico.
Il punto critico riguarda soprattutto le batterie al litio utilizzate. Quelle montate sui monopattini sequestrati non avevano superato i test previsti dalla normativa europea e, in alcuni casi, erano prive di qualsiasi sistema di protezione contro il surriscaldamento. È proprio questo il fattore che, stando alle perizie tecniche depositate agli atti, avrebbe causato gli incidenti più gravi, inclusi episodi di incendio spontaneo durante la ricarica.
Il processo e le possibili conseguenze
Il dibattimento si preannuncia lungo e complesso. La difesa degli imputati punta a ridimensionare le responsabilità individuali, sostenendo che parte della catena distributiva non fosse a conoscenza della natura contraffatta dei prodotti. Una linea che dovrà però fare i conti con le intercettazioni e i documenti raccolti durante le indagini, che sembrerebbero dimostrare una consapevolezza diffusa lungo tutta la filiera.
Per i tre importatori cinesi il rischio è particolarmente alto: oltre alle accuse penali, si profila anche la possibilità di un sequestro preventivo dei beni e delle società coinvolte. I due distributori italiani e il rivenditore rischiano pene che, nel caso dell’omicidio colposo aggravato dalla vendita di prodotti pericolosi, possono arrivare fino a diversi anni di reclusione.
Il caso ha già spinto le autorità a intensificare i controlli sui monopattini elettrici in vendita sia nei negozi fisici sia sulle piattaforme online, con una serie di sequestri effettuati nelle ultime settimane in diverse città italiane. Solo nel primo trimestre del 2026, sono stati ritirati dal mercato oltre 12.000 esemplari ritenuti non conformi alle normative vigenti.
