La stretta di Apple sulle app di vibe coding si fa sempre più seria. L’azienda di Cupertino ha rimosso dall’App Store l’applicazione Anything, uno degli strumenti più noti per creare app tramite intelligenza artificiale senza bisogno di saper programmare. Il cofondatore di Anything, Dhruv Amin, ha ricevuto comunicazione che la sua app violava la linea guida 2.5.2 dello store.
Per chi non avesse familiarità con il termine, il vibe coding indica la pratica di generare codice attraverso l’intelligenza artificiale partendo da semplici istruzioni scritte in linguaggio naturale. Nessuna competenza tecnica richiesta: basta descrivere cosa si vuole ottenere e l’app fa il resto. Anything, insieme ad altre applicazioni simili, permetteva agli utenti di creare app, siti web e strumenti digitali usando prompt testuali. Un concetto affascinante, che però si scontra con le regole piuttosto rigide di Apple.
Le regole violate e la linea guida 2.5.2
Apple aveva già iniziato a rimuovere app di vibe coding dall’App Store a inizio marzo 2026, sostenendo che alcune funzionalità presenti in queste applicazioni violano le regole sull’esecuzione di codice. L’azienda ha precisato che non esistono divieti specifici contro il vibe coding in quanto tale, ma le app devono rispettare linee guida che esistono da tempo. La linea guida 2.5.2 è piuttosto chiara su un punto: le applicazioni devono essere autonome nei propri bundle e non possono scaricare, installare o eseguire codice che introduca o modifichi funzionalità dell’app stessa o di altre app. Le uniche eccezioni riguardano app educative pensate per insegnare o testare codice eseguibile, e anche in quel caso con limiti molto precisi.
Anything era stata lanciata su iOS a novembre senza problemi, e secondo Amin lo strumento era stato usato per pubblicare migliaia di app sull’App Store. L’applicazione consentiva di creare e visualizzare in anteprima le app generate con vibe coding direttamente su iPhone. Il progetto aveva raccolto circa 10 milioni di euro con una valutazione intorno ai 93 milioni di euro nel settembre scorso.
Il blocco degli aggiornamenti e la rimozione definitiva
La situazione non è precipitata da un giorno all’altro. Anche se la rimozione vera e propria di Anything dall’App Store è avvenuta il 26 marzo, Apple bloccava gli aggiornamenti dell’app già da dicembre. Amin aveva provato a trovare un compromesso, inviando un aggiornamento che avrebbe spostato l’anteprima delle app generate dal vibe coding su un browser web anziché all’interno dell’applicazione stessa, nel tentativo di rispettare la regola 2.5.2. Apple però ha respinto anche quell’aggiornamento e poi ha proceduto con la rimozione completa.
Anything non è un caso isolato. Apple aveva già bloccato gli aggiornamenti iOS di altre applicazioni di vibe coding come Vibecode e Replit, entrambe utilizzate per generare altre app. Il messaggio che arriva da Cupertino sembra piuttosto netto: le app che permettono di creare e distribuire altre applicazioni attraverso l’esecuzione dinamica di codice generato dall’intelligenza artificiale non trovano spazio nell’App Store, almeno non nella forma attuale.
