Il contributo di 2 euro sui piccoli pacchi extra UE non partirà più ad aprile come inizialmente previsto. Il governo ha deciso di posticipare l’entrata in vigore al 1° luglio 2026, e la motivazione ufficiale parla di necessità legate ad adeguamenti tecnici. Fin qui, nulla di particolarmente sorprendente. Ma c’è un dettaglio che rende tutto più interessante: la nuova data coincide esattamente con l’avvio del dazio europeo da 3 euro sui pacchi provenienti da fuori Unione Europea.
Parliamo quindi di una doppia batosta per chi acquista abitualmente da piattaforme come Temu, Shein, AliExpress e altri marketplace cinesi. A partire dall’estate, ogni pacco di valore inferiore a 150 euro proveniente da paesi extra UE potrebbe costare fino a 5 euro in più tra contributo nazionale e dazio comunitario. Non esattamente una cifra trascurabile, soprattutto su acquisti da pochi euro che rappresentano il cuore pulsante di queste piattaforme.
Perché il rinvio e cosa c’entra l’Europa
La versione ufficiale del rinvio punta tutto sugli adeguamenti tecnici necessari per rendere operativo il sistema di riscossione del contributo. Le dogane e i corrieri devono predisporre infrastrutture informatiche adeguate, e i tempi evidentemente non erano maturi per rispettare la scadenza originale. Tuttavia è difficile ignorare la sovrapposizione con il calendario europeo.
Il dazio europeo da 3 euro è stato approvato dalla Commissione come misura per proteggere il commercio interno e contrastare la concorrenza sleale di prodotti a bassissimo costo che arrivano dall’Asia senza alcun onere fiscale reale. L’Italia, con il suo contributo aggiuntivo di 2 euro, si inserisce in questa strategia con una sovrattassa nazionale che va a sommarsi alla misura comunitaria.
Il risultato pratico è che dal primo luglio ogni piccolo pacco proveniente da fuori UE subirà un aggravio complessivo di 5 euro. Per chi ordina un accessorio per smartphone da 3 euro o una cover da 2 euro, il costo di importazione potrebbe facilmente superare il prezzo del prodotto stesso. Un cambio di paradigma non indifferente per milioni di consumatori italiani abituati allo shopping compulsivo su queste piattaforme.
Chi ne farà le spese e quali saranno gli effetti
Gli analisti del settore e-commerce prevedono un impatto significativo sui volumi di vendita delle piattaforme cinesi in Europa. Il modello di business costruito su prodotti a prezzi stracciati e spedizioni gratuite dovrà necessariamente adattarsi. Alcune piattaforme stanno già spostando parte della logistica in magazzini europei proprio per aggirare il problema, dato che i pacchi extra UE saranno gli unici interessati dalle nuove misure.
Dal lato dei consumatori, l’effetto più probabile è una riduzione degli acquisti di prodotti dal valore molto basso. Comprare qualcosa che costa 1 euro e pagarne 5 di sovrattasse non ha molto senso nemmeno per gli appassionati più irriducibili. Chi invece acquista prodotti dal valore più alto, magari tra i 50 e i 150 euro, sentirà il peso in modo decisamente minore.
Il contributo di 2 euro sui pacchi extra UE entrerà quindi in vigore contestualmente al dazio europeo il 1° luglio 2026, con le dogane italiane che dovranno gestire entrambi i prelievi contemporaneamente attraverso un sistema di riscossione ancora in fase di completamento.
