Le strutture geologiche di Marte rappresentano uno degli aspetti più affascinanti nello studio del sistema solare. Spesso si sente dire che Venere sarebbe il gemello della Terra, ma a ben guardare il pianeta rosso potrebbe contenderle quel titolo senza troppa fatica. Di Marte, in fondo, sappiamo più che di qualsiasi altro pianeta oltre il nostro: decenni di missioni orbitali e rover hanno permesso ai geologi planetari di mappare e studiare una quantità impressionante di fenomeni che, con le dovute differenze, ricordano da vicino quelli terrestri. E vale la pena fare un viaggio, anche solo virtuale, tra le meraviglie più spettacolari della sua superficie.
Vulcani giganti e canyon
Partiamo da quello che è probabilmente il simbolo stesso della geologia marziana: Olympus Mons. Si tratta di un vulcano a scudo talmente grande che sulla Terra non esiste nulla di paragonabile. Con i suoi circa 27 chilometri di altezza rispetto alla base e una larghezza di circa 550 chilometri, è la montagna più alta conosciuta nell’intero sistema solare. Si trova nella regione del Tharsis, un altopiano vulcanico che ospita anche altri colossi come Pavonis Mons e Arsia Mons. Le immagini catturate nel tempo dalle sonde orbitali mostrano spesso nubi bianche e azzurrine che si formano sopra questi vulcani nel pomeriggio marziano, un dettaglio che li rende ancora più suggestivi.
Ma Marte non è solo vulcani. Il sistema di canyon noto come Valles Marineris si estende per migliaia di chilometri lungo la superficie del pianeta rosso, a est della regione del Tharsis. È una cicatrice geologica impressionante, che fa sembrare il Grand Canyon terrestre poco più di un graffio. Collegato a questo sistema si trova il Noctis Labyrinthus, un intricato labirinto di gole e fratture che si sviluppa proprio sotto i grandi vulcani a scudo. Le prime immagini dettagliate arrivarono grazie alle sonde Viking, e ancora oggi continuano a essere oggetto di studio.
Bacini da impatto e l’esplorazione dalla superficie
Tra le strutture geologiche di Marte più imponenti c’è senza dubbio Hellas Planitia, un enorme bacino da impatto con un diametro di circa 1.800 chilometri. Si è formato miliardi di anni fa, quando un corpo celeste di grandi dimensioni ha colpito violentemente la superficie. È il bacino più grande presente sul pianeta rosso e le mappe topografiche realizzate grazie ai dati del Mars Global Surveyor ne mostrano chiaramente la profondità, con quote che scendono ben al di sotto del livello medio marziano.
Le mappe topografiche del pianeta, costruite grazie a milioni di impulsi laser inviati dalla sonda in orbita, sono state fondamentali anche per scegliere i siti di atterraggio delle missioni successive. Un esempio su tutti: il cratere Gale, dove il rover Curiosity della NASA opera ormai da anni, ha restituito immagini straordinarie della superficie marziana, compreso un tramonto marziano catturato nel 2015 che ha fatto il giro del mondo. Anche la missione InSight, progettata per studiare l’interno di Marte (crosta, mantello e nucleo), ha contribuito enormemente alla comprensione delle strutture geologiche di Marte, restituendo dati sismici che hanno permesso per la prima volta di “ascoltare” cosa succede sotto la superficie del pianeta rosso.
