Un cambiamento potentissimo sta prendendo forma negli oceani, e il protagonista ha un nome ben noto: El Niño. Il fenomeno climatico che riscalda le acque del Pacifico e altera gli equilibri atmosferici su scala planetaria è tornato sotto i riflettori degli esperti, che stanno monitorando con attenzione crescente la sua evoluzione. L’allarme è chiaro: il 2026 potrebbe essere un anno decisamente più caldo della media, ma è il 2027 a preoccupare davvero, perché potrebbe portare con sé un picco di riscaldamento estremo.
Per capire la portata di quello che sta succedendo, bisogna guardare ai dati che arrivano dalle stazioni di rilevamento oceanografico sparse nel Pacifico equatoriale. Le temperature superficiali dell’acqua in quella fascia hanno iniziato a salire con una tendenza che ricorda le fasi iniziali dei grandi eventi El Niño del passato. E quando si parla di “grandi eventi”, il riferimento va a quelli del 1997/1998 e del 2015/2016, episodi che hanno lasciato il segno con ondate di calore, siccità devastanti in alcune regioni e piogge torrenziali in altre.
Gli oceani a rischio
El Niño non è semplicemente un po’ di acqua più calda in mezzo al Pacifico. È un meccanismo che ridistribuisce enormi quantità di energia termica nell’atmosfera, modificando i pattern delle precipitazioni, la forza dei monsoni, la frequenza degli uragani e persino le temperature medie globali. Quando El Niño si manifesta in forma intensa, gli effetti si sentono ovunque: dall’Australia al Sudamerica, dall’Africa orientale fino all’Europa.
Il punto è che quest’anno le condizioni oceaniche sembrano particolarmente favorevoli allo sviluppo di un episodio robusto. Le anomalie termiche sottosuperficiali, cioè le sacche di acqua calda che si accumulano sotto la superficie del Pacifico, stanno crescendo in modo significativo. Questo accumulo di calore è una specie di combustibile: quando viene rilasciato in superficie, alimenta El Niño e ne amplifica gli effetti sul clima globale.
Gli esperti sottolineano che il 2026 rappresenta probabilmente una fase di transizione. Le temperature globali potrebbero già risultare sopra la media, ma senza raggiungere livelli record. È nel 2027, invece, che l’effetto pieno di El Niño potrebbe manifestarsi, sommandosi al riscaldamento globale di fondo causato dalle emissioni di gas serra. Una combinazione che, nei modelli climatici, produce scenari piuttosto preoccupanti.
Il 2027 potrebbe segnare un nuovo record
C’è un dettaglio importante da considerare. El Niño non agisce in modo istantaneo sul termometro globale. Tra il momento in cui le acque del Pacifico raggiungono il picco di riscaldamento e quello in cui le temperature medie della Terra ne risentono passa un intervallo di diversi mesi. Ecco perché, anche se El Niño dovesse raggiungere la massima intensità tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, il suo impatto più evidente sulle temperature medie globali si farebbe sentire nella seconda metà del 2027.
Questo schema temporale è coerente con quanto osservato nelle precedenti grandi fasi di El Niño. Nel 2015, ad esempio, il fenomeno esplose tra l’estate e l’autunno, ma fu il 2016 a chiudersi come l’anno più caldo mai registrato fino a quel momento. Un copione che potrebbe ripetersi, con il 2027 candidato a entrare nella storia delle rilevazioni climatiche come un anno da record di temperatura. Le agenzie meteorologiche internazionali hanno già iniziato ad aggiornare le proprie proiezioni stagionali, tenendo conto della probabilità crescente che El Niño si sviluppi in modo significativo nei prossimi mesi.
