La strategia di Apple sull’intelligenza artificiale sta prendendo una piega che nessuno si aspettava davvero. Dopo quasi due anni di promesse su come Cupertino avrebbe colmato il divario con i rivali, la realtà racconta una storia diversa. Tim Cook aveva assicurato che il recupero sarebbe arrivato, eppure la distanza da chi domina il settore AI resta enorme. E allora, che si fa? Si cambia gioco. Mentre Google, OpenAI, Anthropic e altri colossi continuano a sfornare modelli di intelligenza artificiale uno dietro l’altro, Apple avrebbe scelto una strada completamente diversa. Niente rincorsa frontale. Piuttosto, una mossa che somiglia molto a quello che Cupertino sa fare meglio di chiunque altro: costruire un ecosistema e guadagnarci sopra.
Estensioni per Siri e un nuovo store dedicato alle app AI
Il grande annuncio dovrebbe arrivare durante la WWDC 2026, in programma dall’8 al 12 giugno, quando verrà presentato iOS 27 insieme a una versione di Siri potenziata grazie a un modello Gemini di Google. Il punto centrale è questo: Apple avrebbe capito che non diventerà leader nell’intelligenza artificiale, almeno non nel breve periodo. E invece di bruciare risorse in una guerra che oggi non può vincere, ha deciso di monetizzare il campo di battaglia.
La novità principale si chiama Extensions. In pratica, gli utenti potranno utilizzare chatbot di terze parti direttamente dall’interno di Siri, senza dover uscire dall’ecosistema Apple. Queste estensioni saranno disponibili in una sezione dedicata dell’App Store. E qui arriva il pezzo forte: per ogni abbonamento sottoscritto tramite quella vetrina, Apple tratterrà una commissione del 30%. Almeno negli Stati Uniti, perché in Europa la situazione è più complicata. La violazione del Digital Markets Act già accertata ha costretto l’azienda a rivedere le commissioni, in attesa dell’esito del ricorso presentato.
Apple non crede, insomma, che ci sia una massa enorme di persone disposte a pagare per Siri o per funzionalità AI proprietarie. La logica è quasi disarmante nella sua semplicità: perché costruire tutto in casa quando si può lasciare che altri investano miliardi nello sviluppo dei modelli linguistici, e poi offrire la piattaforma dove quei modelli vengono distribuiti?
Il futuro AI di Apple passa dai prodotti, non dai modelli
Questo non significa che Cupertino abbandonerà del tutto lo sviluppo interno. Le tecnologie di intelligenza artificiale proprie continueranno a essere integrate nei futuri prodotti hardware, compresi smart glass e smart display che sono in fase di sviluppo. Ma la competizione diretta con OpenAI, Google o Anthropic sui grandi modelli linguistici probabilmente non ci sarà mai.
La filosofia è chiara: invece di investire cifre astronomiche negli LLM (Large Language Model), Apple permetterà agli utenti di accedere a quelli di terze parti mantenendo il controllo totale della piattaforma. Ed è proprio quel controllo a rappresentare la principale fonte di guadagno. Chi vende l’accesso ai chatbot dovrà comunque passare dall’App Store, e Apple incasserà la sua quota su ogni transazione. Una strategia che trasforma una debolezza apparente, il ritardo nell’intelligenza artificiale, in un modello di business potenzialmente molto redditizio, perfettamente in linea con la tradizione di Cupertino di guadagnare più dalla distribuzione che dalla produzione diretta dei contenuti.
