Le meduse e i ctenofori hanno un sistema nervoso molto più complesso di quanto si pensasse fino a poco tempo fa. Nuove ricerche stanno letteralmente ribaltando decenni di convinzioni radicate nel mondo della biologia marina. Per anni, questi animali gelatinosi sono stati trattati come creature quasi banali, prive di organi sofisticati e soprattutto prive di qualcosa che anche solo assomigliasse a un cervello. E invece no: la realtà è parecchio più interessante.
Il punto di partenza è semplice. Meduse e ctenofori appartengono a gruppi evolutivi antichissimi, tra i più vecchi nel regno animale. E proprio per questa loro posizione nell’albero della vita, la scienza li ha a lungo catalogati come organismi “primitivi”, dotati di reti nervose diffuse ma fondamentalmente disorganizzate. Un po’ come luci sparse senza un pannello di controllo. Alcune scoperte recenti, però, hanno iniziato a mettere in discussione questa narrazione in modo piuttosto deciso.
Strutture nervose sorprendenti in animali “semplici”
Diversi gruppi di ricerca, lavorando con tecniche di imaging avanzate e analisi genetiche di ultima generazione, hanno identificato in meduse e ctenofori delle strutture nervose centralizzate che nessuno si aspettava di trovare. Non parliamo di un cervello nel senso classico del termine, sia chiaro. Ma di concentrazioni neuronali organizzate, capaci di coordinare comportamenti complessi come la cattura delle prede, la navigazione nell’acqua e perfino risposte a stimoli ambientali che richiedono una sorta di “decisione”.
Nei ctenofori, ad esempio, è stata osservata una rete neurale con caratteristiche uniche, diversa da quella di qualsiasi altro animale conosciuto. Alcuni studi suggeriscono addirittura che il sistema nervoso dei ctenofori si sia evoluto in modo indipendente rispetto a quello degli altri animali, il che rappresenterebbe un caso straordinario nella storia dell’evoluzione. In pratica, la natura avrebbe “inventato” i neuroni più di una volta.
Per quanto riguarda le meduse, la situazione non è meno affascinante. Specie come la cubozoa (quella famiglia che include le temutissime cubomeduse) mostrano strutture visive e nervose di una complessità inaspettata. Possiedono occhi con lenti capaci di formare immagini, collegati a circuiti neurali in grado di elaborare informazioni visive. Il tutto senza un cervello centralizzato nel senso tradizionale. È qualcosa che costringe i biologi a ripensare cosa significhi davvero “complessità” quando si parla di animali marini.
Queste ricerche non sono soltanto curiosità accademiche. Capire come funzionano i sistemi nervosi di meduse e ctenofori ha implicazioni profonde per la comprensione dell’evoluzione del sistema nervoso in generale. Se questi animali hanno sviluppato strutture neurali complesse in modo indipendente, allora le domande sull’origine stessa del pensiero e della percezione nel regno animale vanno riformulate da zero.
