I fulmini su Giove non sono paragonabili a nulla di quello che succede sulla Terra. Questo è il dato più sorprendente emerso dalle analisi condotte dagli astronomi dello Space Sciences Laboratory dell’UC Berkeley, che hanno lavorato fianco a fianco con la NASA per studiare da vicino l’atmosfera del gigante gassoso. E i numeri, va detto, sono impressionanti.
Giove non è solo il pianeta più grande del nostro sistema solare. È anche, a quanto pare, quello dove la natura si esprime con la violenza elettrica più estrema che si conosca. A fornire le prove decisive è stata la sonda JUNO, in orbita attorno al pianeta dal 2016 e dotata di strumentazione capace di captare i segnali radio generati dalle scariche elettriche nell’atmosfera gioviana. Quello che JUNO ha registrato ha ridimensionato parecchio la nostra idea di temporale.
I fulmini su Giove raggiungono potenze che sulla Terra sarebbero semplicemente inconcepibili. Le scariche terrestri più violente durano frazioni di secondo e rilasciano energie già notevoli, eppure quelle gioviane le superano di gran lunga. Il meccanismo che li genera è in parte simile a quello terrestre, con particelle di ghiaccio e liquido che si scontrano nelle nubi creando separazione di carica, ma le dimensioni dell’atmosfera di Giove cambiano completamente la scala del fenomeno. Le nubi gioviane si estendono per centinaia di chilometri in profondità, e le correnti convettive che le attraversano sono enormemente più vigorose.
Cosa ha rivelato la sonda JUNO sull’attività elettrica di Giove
Un aspetto particolarmente interessante riguarda la distribuzione geografica di questi fulmini. Sulla Terra, i temporali si concentrano soprattutto nelle zone tropicali, dove il calore del sole alimenta la convezione atmosferica. Su Giove succede qualcosa di diverso: i fulmini sono stati rilevati con maggiore frequenza nelle regioni polari del pianeta. Questo dettaglio ha spinto gli scienziati a riconsiderare i modelli atmosferici gioviani, perché suggerisce che il calore interno del pianeta, quello che risale dal nucleo, gioca un ruolo fondamentale nell’alimentare l’attività temporalesca.
La sonda JUNO, con il suo strumento Waves, ha catturato migliaia di eventi elettrici durante i suoi passaggi ravvicinati. Ogni sorvolo del pianeta ha aggiunto nuovi dati al quadro complessivo, confermando che i fulmini su Giove non sono episodi rari ma fenomeni ricorrenti e diffusi. La frequenza con cui si verificano racconta di un’atmosfera in perenne tumulto, agitata da tempeste che farebbero sembrare un uragano terrestre poco più di un acquazzone estivo.
Perché questi fulmini sono così diversi da quelli terrestri
La composizione stessa dell’atmosfera gioviana contribuisce alla potenza delle scariche. L’idrogeno e l’elio che dominano l’involucro gassoso del pianeta creano condizioni fisiche uniche. A profondità elevate, la pressione trasforma l’idrogeno in uno stato metallico, capace di condurre elettricità. Questo significa che il “circuito” elettrico disponibile su Giove è radicalmente diverso da quello terrestre, con percorsi di scarica potenzialmente molto più estesi e potenti.
Gli astronomi dell’UC Berkeley hanno sottolineato come questi risultati aprano nuove prospettive sulla comprensione dei fenomeni elettrici nei pianeti giganti gassosi. Non solo Giove, ma anche Saturno potrebbe riservare sorprese simili, anche se per ora mancano dati altrettanto dettagliati.
