No, non è una questione di sangue dolce o di temperatura corporea più alta. La verità su perché le zanzare pungono alcune persone più di altre arriva direttamente da uno studio scientifico che ha analizzato il comportamento di questi insetti con una precisione mai vista prima. E i risultati ribaltano parecchie credenze popolari.
Ogni anno le zanzare sono responsabili di oltre 700.000 morti nel mondo, trasmettendo malattie come malaria, febbre gialla, virus Zika e, come si è visto anche in Italia, il West Nile. Non sono insetti che scelgono le loro vittime a caso. Anzi, il loro sistema di puntamento è molto più sofisticato di quanto si potrebbe pensare. Ricercatori del Georgia Tech e del MIT hanno messo insieme e analizzato oltre 20 milioni di dati di volo delle zanzare per capire come funziona esattamente questo meccanismo di selezione.
Il vero motivo per cui le zanzare preferiscono certe persone
Quello che emerge dallo studio è che le zanzare utilizzano un sistema multisensoriale per individuare i loro bersagli. Non si tratta di un singolo fattore, ma di una combinazione di segnali chimici, termici e visivi che questi insetti elaborano durante il volo. L’anidride carbonica espirata è il primo richiamo: le zanzare la percepiscono anche a decine di metri di distanza. Una volta avvicinatesi, entrano in gioco altri elementi. Il calore corporeo, i composti chimici presenti sulla pelle e persino il colore degli indumenti contribuiscono a rendere una persona più o meno appetibile.
La cosa interessante è che ogni individuo emette un mix unico di sostanze attraverso la pelle. Alcuni composti, come l’acido lattico o certi acidi grassi prodotti dai batteri cutanei, risultano particolarmente attraenti per le zanzare. Chi ne produce di più, finisce per essere punto con maggiore frequenza. E questo spiega perché in un gruppo di persone che stanno all’aperto nella stessa sera, qualcuno torna a casa pieno di punture mentre altri non hanno nemmeno un segno.
Come funziona il sistema di puntamento delle zanzare secondo la ricerca
I ricercatori del MIT e del Georgia Tech hanno tracciato con estrema precisione le traiettorie di volo, scoprendo che le zanzare non seguono un percorso lineare verso il bersaglio. Si muovono con una sorta di strategia a tappe: prima intercettano il pennacchio di CO2, poi si avvicinano seguendo gradienti termici e olfattivi, e solo nella fase finale usano la vista per atterrare sulla pelle. Questo processo avviene in pochi secondi, ma coinvolge un numero sorprendente di recettori sensoriali che lavorano in parallelo.
Lo studio ha anche evidenziato che le zanzare adattano il loro comportamento in base alle condizioni ambientali. Con vento forte, ad esempio, il pennacchio di anidride carbonica si disperde più rapidamente e le zanzare faticano a localizzare il bersaglio. Questo è uno dei motivi per cui serate ventose tendono a offrire un po’ di tregua.
