La superficie di Marte oggi appare arida, polverosa, quasi ostile. Eppure, proprio sotto quella crosta apparentemente morta, si nasconde qualcosa di straordinario. Il rover Perseverance ha individuato un sistema fluviale sotterraneo nel sottosuolo del cratere Jezero, e la scoperta sta riscrivendo parecchie pagine di quello che si credeva di sapere sulla storia dell’acqua su Marte. Perché non si tratta di qualche traccia residua o di un rivolo fossile. Si parla di un reticolo di canali antichi, esteso e ben più complesso di quanto fosse stato ipotizzato fino a oggi.
Il punto è che Marte, per lungo tempo, è stato trattato dalla comunità scientifica come un pianeta che aveva perso la sua acqua relativamente in fretta. Certo, le prove di un passato umido c’erano, tra letti di fiumi in superficie e minerali che si formano solo in presenza di acqua liquida. Ma la portata reale di quei fenomeni, e soprattutto la loro durata, restavano questioni aperte. Quello che Perseverance ha portato alla luce cambia le carte in tavola. Il sistema fluviale individuato sotto Jezero suggerisce che l’acqua non è scomparsa così rapidamente come si pensava. Ha resistito, scorrendo nel sottosuolo anche quando la superficie era già diventata il deserto rosso che conosciamo.
Cosa ha trovato Perseverance sotto il cratere Jezero di Marte
Il rover della NASA sta esplorando il cratere Jezero ormai da diversi anni, e il motivo per cui è stato scelto proprio quel sito non è casuale. Jezero era un antico lago, alimentato da un delta fluviale ben visibile ancora oggi nelle immagini satellitari. Ma la vera sorpresa è arrivata dal sottosuolo. Grazie allo strumento RIMFAX, un radar a penetrazione del terreno montato sulla pancia del rover, è stato possibile “vedere” sotto la superficie e mappare strutture geologiche sepolte. Ed è lì che è emerso il sistema fluviale sotterraneo, con canali che si estendono ben oltre i confini del delta visibile in superficie.
Questo significa che l’acqua su Marte non si limitava a riempire laghi e scorrere in superficie. Esisteva un’intera rete idrica nascosta, probabilmente attiva per un periodo molto più lungo di quanto stimato. Una scoperta del genere ha implicazioni enormi. Perché dove c’è acqua che persiste nel tempo, le condizioni per lo sviluppo di forme di vita microbica diventano plausibili. Non è una conferma, sia chiaro, ma il terreno di gioco si è allargato parecchio.
Perché questa scoperta cambia la prospettiva sulla storia di Marte
Fino a poco tempo fa, il modello prevalente descriveva Marte come un pianeta che aveva attraversato una breve fase umida. Seguita poi da un’evaporazione progressiva e inarrestabile. Il sistema fluviale sotterraneo scoperto da Perseverance mette in discussione quella tempistica. Se l’acqua è rimasta nel sottosuolo molto più a lungo, allora il pianeta rosso ha avuto condizioni potenzialmente abitabili per un arco di tempo decisamente superiore a quello stimato.
I dati raccolti da RIMFAX mostrano strati sedimentari complessi, con depositi che indicano flussi d’acqua ripetuti nel tempo e non un singolo evento catastrofico. Questo tipo di geologia racconta una storia di persistenza, non di fuga rapida. Per gli scienziati che studiano l’astrobiologia, è il tipo di evidenza che alimenta le ricerche future e giustifica missioni ancora più ambiziose.
I campioni raccolti dal rover nel cratere Jezero, tra l’altro, sono destinati a tornare sulla Terra grazie alla missione Mars Sample Return, attualmente in fase di sviluppo. Quando quei campioni verranno analizzati nei laboratori terrestri, sarà possibile cercare tracce dirette di attività biologica passata nel materiale proveniente proprio da queste strutture fluviali sepolte.
