I resti di Leonardo da Vinci conservati nel castello di Amboise sono davvero quelli del genio rinascimentale? È una domanda che storici e studiosi si pongono da secoli, e oggi la genetica potrebbe finalmente offrire una risposta concreta. Sei discendenti viventi del maestro toscano sono stati sottoposti ad analisi genetiche per tentare di chiudere una volta per tutte questa vicenda, che mescola storia dell’arte, archeologia e biologia molecolare in un intreccio affascinante.
Leonardo morì il 2 maggio 1519 ad Amboise, in Francia, ospite del re Francesco I. Fu sepolto nella chiesa di Saint Florentin, all’interno del castello di Amboise. Ma la storia successiva dei suoi resti è tutt’altro che lineare. Durante le guerre di religione e poi con la Rivoluzione francese, la chiesa subì danni gravissimi e fu infine demolita nei primi anni dell’Ottocento. I resti vennero spostati, mescolati con altre ossa, e solo nel 1863 un gruppo di studiosi identificò quello che riteneva essere lo scheletro di Leonardo, trasferendolo nella cappella di Saint Hubert, sempre all’interno del castello. Il problema è che quell’identificazione si basò su criteri piuttosto approssimativi: la dimensione del cranio, la statura e poco altro. Nessuna certezza scientifica vera e propria.
Il ruolo dei discendenti viventi e del DNA
Ed è qui che entra in gioco la genetica moderna. Un team internazionale di ricercatori ha rintracciato sei persone che discendono dalla famiglia di Leonardo da Vinci attraverso la linea maschile. L’obiettivo è confrontare il loro DNA con quello eventualmente estraibile dai resti conservati ad Amboise. Il confronto del cromosoma Y, trasmesso di padre in figlio, potrebbe stabilire con ragionevole certezza se quelle ossa appartengano effettivamente al maestro di Vinci.
Il progetto non è nato dall’oggi al domani. La ricerca genealogica che ha portato all’individuazione dei discendenti viventi ha richiesto anni di lavoro meticoloso, incrociando documenti storici, registri parrocchiali e archivi comunali toscani. Il risultato è un albero genealogico che copre oltre venti generazioni, partendo dal padre di Leonardo, ser Piero da Vinci, e arrivando fino ai giorni nostri attraverso i fratellastri del genio, dato che Leonardo stesso non ebbe figli.
Cosa serve perché il test funzioni davvero?
C’è però un ostacolo non trascurabile. Estrarre DNA utilizzabile da ossa che hanno più di cinquecento anni non è affatto scontato. La qualità del materiale genetico dipende dalle condizioni di conservazione, dall’umidità, dalla temperatura e da quante volte i resti sono stati spostati o manipolati nel corso dei secoli. Nel caso dei resti di Leonardo da Vinci, le vicissitudini sono state parecchie, e questo potrebbe complicare notevolmente le analisi.
Se però il DNA dovesse risultare in buone condizioni, il confronto con quello dei discendenti viventi potrebbe fornire una prova fortissima. Non una certezza matematica assoluta, perché la scienza funziona per gradi di probabilità, ma qualcosa di molto vicino. E nel caso in cui il risultato fosse negativo, si aprirebbe un altro capitolo della storia: capire dove siano finiti davvero i resti del genio rinascimentale. I ricercatori hanno anche sottolineato che lo stesso approccio genetico potrebbe servire per autenticare eventuali reliquie attribuite a Leonardo da Vinci sparse in collezioni private o musei, oltre che per studiare aspetti fisici e sanitari del maestro attraverso il suo patrimonio genetico. Il team prevede di rendere noti i risultati delle analisi entro i prossimi mesi.
