Nel cuore dell’Oceano Pacifico, su un pezzetto di terra delle Isole Marshall che quasi nessuno saprebbe indicare su una mappa, si trova il Runit Dome. Lo chiamano “la tomba”, e non è un soprannome scelto a caso. Questa enorme cupola di cemento, costruita tra il 1977 e il 1980, è stata realizzata per sigillare i resti di decenni di sperimentazioni nucleari statunitensi. Al suo interno si trovano oltre 120.000 tonnellate di rifiuti radioattivi, un’eredità tossica della Guerra Fredda che nessuno, fino a oggi, ha mai davvero affrontato con la serietà che meriterebbe. E il problema è che adesso la situazione sta diventando urgente.
La struttura del Runit Dome è un semicerchio di calcestruzzo largo circa 115 metri, costruito all’interno del cratere lasciato da uno dei test atomici. Già all’epoca della costruzione, però, la soluzione venne concepita come temporanea. Il fondo della cupola, per esempio, non è stato mai sigillato: i detriti radioattivi poggiano direttamente sul terreno poroso del corallo dell’atollo. Questo significa che, già da tempo, sostanze contaminanti potrebbero filtrare nel sottosuolo e raggiungere le acque circostanti. Non esattamente il massimo della tranquillità, ecco.
L’innalzamento del livello del mare mette tutto a rischio
Il punto che sta facendo scattare l’allarme tra gli scienziati riguarda il cambiamento climatico e, più nello specifico, l’innalzamento del livello dei mari. Le Isole Marshall si trovano a pochi metri sopra il livello dell’acqua. Alcune zone sono già soggette a inondazioni sempre più frequenti. Se il mare continua a salire ai ritmi previsti, il Runit Dome potrebbe trovarsi sommerso o comunque esposto a una pressione tale da comprometterne la struttura.
Una cupola che era già fragile in partenza, senza fondamenta sigillate, con il cemento che dopo oltre quarant’anni mostra inevitabili segni di deterioramento. Le crepe ci sono, e sono documentate. Non serve un esperto per capire che il rischio di una dispersione massiccia di materiale radioattivo nell’oceano non è più uno scenario ipotetico, ma qualcosa che potrebbe realmente accadere.
Le responsabilità e il silenzio che pesa
Il governo delle Isole Marshall ha chiesto ripetutamente assistenza agli Stati Uniti. Ma la risposta, finora, è stata insufficiente. Washington ha sempre sostenuto che la responsabilità della struttura ricade sulle autorità locali, nonostante siano stati gli americani a condurre ben 67 test nucleari nella regione tra il 1946 e il 1958. Alcuni di quei test, come la famigerata esplosione di Castle Bravo nel 1954, hanno generato una potenza mille volte superiore alla bomba di Hiroshima.
Le comunità locali convivono ancora oggi con le conseguenze sanitarie di quei decenni: tassi elevati di tumori, malformazioni, contaminazione del cibo. E ora si ritrovano anche con questa bomba a orologeria ecologica nel proprio giardino, senza le risorse economiche né tecniche per affrontarla.
