Il revival di Scrubs è arrivato, e con esso quella strana miscela di entusiasmo e cautela che accompagna ogni volta il ritorno di una serie amata. Le prime quattro puntate sono state distribuite e il verdetto, almeno quello parziale, racconta di una produzione che sta bene, respira, funziona. Ma che fatica un po’ a staccarsi da quello che è stata. Come un ex studente di medicina che torna nel vecchio ospedale e non riesce a smettere di guardare la targhetta col proprio nome sulla porta dell’armadietto.
La struttura portante c’è tutta. Il Sacro Cuore è sempre lì, i corridoi sono quelli, il tono oscilla tra la risata e quel groppo in gola che Bill Lawrence ha sempre saputo piazzare nei momenti giusti. Zach Braff e Donald Faison riportano sullo schermo la chimica che li ha resi una delle coppie più iconiche della comedy televisiva americana. E questo, va detto, non era affatto scontato dopo tutti questi anni. L’alchimia tra JD e Turk regge il peso del tempo, anzi in certi passaggi sembra addirittura più matura, meno caricaturale. Poi ci sono i nuovi ingressi nel cast, che provano a ritagliarsi uno spazio proprio senza pestare i piedi ai veterani. Alcuni ci riescono meglio di altri.
Scrubs revival: il problema della nostalgia che pesa troppo
Ecco, il punto delicato del revival di Scrubs è proprio questo: la nostalgia. Le prime puntate ne sono intrise in modo quasi eccessivo. Riferimenti continui alle stagioni passate, battute che funzionano solo se si conosce a memoria la serie originale, momenti di fan service che ogni tanto rallentano il ritmo narrativo invece di alimentarlo. È come se la produzione non si fidasse ancora abbastanza del nuovo materiale e sentisse il bisogno di appoggiarsi costantemente a ciò che ha funzionato in passato.
Non tutto è da criticare, ovviamente. La scrittura rimane intelligente, i dialoghi hanno ancora quella capacità rara di passare dal ridicolo al commovente nel giro di trenta secondi. E la regia gioca bene con le fantasie di JD, elemento fondamentale del DNA della serie, aggiornandole con un tocco visivo più contemporaneo. Il revival di Scrubs non tradisce lo spirito originale, questo è evidente. Il dubbio semmai riguarda la capacità di trovare una voce nuova, distinta, che non sia solo un eco di quella vecchia.
Una produzione in salute che cerca la propria identità
Dal punto di vista tecnico, la produzione appare solida. I valori produttivi sono superiori rispetto alla serie originale, cosa normale considerando il salto generazionale, e la fotografia ha un aspetto più cinematografico. Le puntate scorrono bene, con una durata che non si trascina mai troppo. Il ritmo è quello classico della comedy ospedaliera, alternando momenti corali a sequenze più intime tra i personaggi.
Quello che emerge dalle prime quattro puntate è una serie che sa ancora divertire e commuovere, ma che deve ancora capire quanto vuole guardare avanti e quanto indietro. I fantasmi del passato non sono necessariamente un problema: lo diventano quando impediscono ai nuovi personaggi di respirare e alle nuove storyline di svilupparsi con la libertà che meriterebbero. Il revival di Scrubs ha tutte le carte in regola per funzionare sul lungo periodo, a patto che nelle prossime puntate la bilancia tra vecchio e nuovo trovi un equilibrio più convincente rispetto a quello mostrato finora.
