Le tempeste colossali di Giove producono fulmini con una potenza che fa sembrare quelli terrestri poco più di scintille. Questo è quanto emerge da uno studio pubblicato il 20 marzo sulla rivista AGU Advances, basato sui dati raccolti dalla sonda Juno della NASA. I ricercatori hanno analizzato le scariche elettriche nell’atmosfera del gigante gassoso e sono arrivati a una conclusione piuttosto impressionante: i fulmini di Giove sono almeno 100 volte più potenti rispetto a qualsiasi fulmine registrato sulla Terra.
I dati utilizzati per lo studio sono stati registrati da Juno nel corso del 2021 e del 2022, durante una fase della missione che in realtà non era nemmeno prevista in origine. La sonda aveva infatti completato la sua campagna scientifica quinquennale attorno a Giove, ma la NASA aveva concesso un’estensione delle operazioni. Una decisione che si è rivelata preziosa, visto che proprio da quella fase prolungata sono arrivate queste nuove scoperte sulle tempeste gioviane. Juno, tra l’altro, continua a funzionare bene dal punto di vista tecnico e resta in buona salute operativa.
Il futuro incerto della missione Juno
C’è però un problema, e non ha nulla a che fare con la scienza o con lo stato della sonda. Il problema è il denaro. I funzionari della NASA non hanno ancora confermato se approveranno un’ulteriore estensione della missione Juno, e il clima attorno al finanziamento delle missioni spaziali americane è tutt’altro che sereno.
Le incertezze sul futuro di Juno e di oltre una dozzina di altre missioni robotiche scientifiche hanno cominciato a circolare quasi un anno fa, quando l’amministrazione Trump ha chiesto ai responsabili delle varie missioni di presentare piani di “chiusura”, ovvero procedure per lo spegnimento definitivo delle rispettive sonde. Una richiesta che ha fatto rumore nell’ambiente, soprattutto dopo che la Casa Bianca ha pubblicato una proposta di bilancio che prevedeva un taglio di quasi il 50% al budget scientifico della NASA.
Perché queste scoperte contano
Lo studio sui fulmini di Giove non è solo una curiosità da record. Capire come funzionano le scariche elettriche nell’atmosfera di un pianeta così diverso dalla Terra aiuta a comprendere meglio i processi atmosferici su scala planetaria, e offre indizi importanti sulla composizione e sulla dinamica delle nubi gioviane. Il fatto che questi fulmini raggiungano potenze così estreme racconta qualcosa sulla violenza delle tempeste che attraversano il pianeta, fenomeni che non hanno paragoni nel nostro sistema solare.
