Le smart TV e gli assistenti virtuali sono finiti nel mirino dei principali broadcaster europei, che hanno deciso di alzare la voce rivolgendosi direttamente alla Commissione europea. La posta in gioco è alta: ottenere che colossi come Google, Amazon, Apple e Samsung vengano sottoposti alle regole più stringenti del Digital Markets Act, la normativa europea nata per limitare lo strapotere delle grandi piattaforme digitali.
Secondo quanto riportato da Reuters, la lettera è stata indirizzata alla vicepresidente esecutiva della Commissione, Teresa Ribera, e chiede una cosa molto precisa: che i sistemi operativi delle smart TV e alcuni assistenti virtuali vengano formalmente designati come gatekeeper, cioè soggetti considerati dominanti e quindi obbligati a rispettare vincoli più severi in termini di concorrenza e trasparenza.
Chi controlla il telecomando, controlla i contenuti
Il ragionamento dei broadcaster è piuttosto diretto. Chi gestisce il sistema operativo di una smart TV ha in mano le chiavi dell’accesso ai contenuti. E i numeri, secondo uno studio di mercato del 2025, danno ragione a questa preoccupazione. Android TV è passato dal 16% al 23% di quota di mercato tra il 2019 e il 2024. Fire OS di Amazon è salito dal 5% al 12%, mentre Tizen OS di Samsung ha toccato il 24%. Pochi attori, insomma, si stanno spartendo una fetta sempre più grande della torta.
A firmare la lettera sono stati, tra gli altri, l’Association of Commercial Television and Video on Demand Services in Europe (ACT), la European Broadcasting Union e l’Association of European Radios. Il timore condiviso è che queste piattaforme possano favorire i propri servizi a scapito di quelli dei broadcaster tradizionali, rendendo complicato per gli utenti spostarsi da un’app all’altra, sia sul piano tecnico che su quello contrattuale. Una dinamica che, se non regolata, rischia di creare un imbuto dove i contenuti passano solo attraverso filtri controllati da pochissimi soggetti.
Assistenti virtuali e intelligenza artificiale sotto la lente
Non sono solo le smart TV a preoccupare. I broadcaster hanno puntato il dito anche contro gli assistenti virtuali come Alexa di Amazon e Siri, senza dimenticare le nuove soluzioni basate sull’intelligenza artificiale. Tra queste, la funzione Tasks introdotta da OpenAI per ChatGPT rappresenta un esempio concreto di come questi strumenti possano diventare decisivi nell’orientare cosa viene mostrato, suggerito o riprodotto. E non parliamo solo dello schermo del salotto: smartphone, smart speaker e persino i sistemi di infotainment delle automobili sono tutti canali attraverso cui questi assistenti esercitano la propria influenza.
Il Digital Markets Act, in vigore dal 2023, prevede soglie quantitative ben definite per la designazione dei gatekeeper: 45 milioni di utenti attivi mensili e 75 miliardi di euro di capitalizzazione. Alcuni di questi servizi, però, non raggiungono ancora quei numeri. Ed è proprio qui che i firmatari della lettera chiedono alla Commissione europea di cambiare approccio, utilizzando anche criteri qualitativi per valutare l’impatto reale sul mercato. Senza questa apertura, sostengono, si creerebbe un vuoto regolatorio che consentirebbe agli assistenti basati sull’intelligenza artificiale di acquisire un ruolo dominante senza alcun obbligo previsto dal Digital Markets Act.
