La rete Rassvet è ufficialmente entrata nella sua fase operativa. Mosca ha dato il via alla costruzione di quella che vuole diventare l’alternativa russa a Starlink, la costellazione satellitare di SpaceX che ormai domina il mercato globale dell’internet via satellite. E no, non si tratta di un annuncio vago o di un progetto sulla carta: i primi passi concreti sono già stati compiuti.
Il piano prevede il dispiegamento di una costellazione di satelliti in orbita bassa capace di fornire connettività a banda larga su tutto il territorio russo, comprese quelle aree remote dove la fibra ottica non arriverà probabilmente mai. Un problema enorme per un Paese che si estende su undici fusi orari e dove intere regioni, dalla Siberia all’Estremo Oriente, restano ancora tagliate fuori da una connessione internet decente.
La Russia vuole la sua costellazione satellitare
La motivazione dietro Rassvet non è solo tecnologica, è anche profondamente geopolitica. Dopo l’inizio del conflitto in Ucraina, il rapporto tra Mosca e le aziende tecnologiche occidentali si è deteriorato in modo drastico. Starlink, tra l’altro, ha giocato un ruolo chiave nel garantire le comunicazioni ucraine durante la guerra, e questo ha reso ancora più urgente per il Cremlino dotarsi di un’infrastruttura satellitare indipendente.
Dipendere da tecnologie straniere, in un contesto di sanzioni sempre più stringenti, non è più un’opzione accettabile per la leadership russa. Rassvet rappresenta quindi un tentativo di sovranità digitale, un concetto che negli ultimi anni è diventato centrale nella strategia tecnologica di diversi Paesi, non solo della Russia.
Il progetto coinvolge l’agenzia spaziale russa Roscosmos e diverse aziende del settore aerospaziale nazionale. Le tempistiche ufficiali parlano di un dispiegamento graduale, con l’obiettivo di raggiungere una copertura significativa del territorio entro i prossimi anni. I dettagli tecnici sul numero esatto di satelliti previsti e sulle specifiche della rete non sono ancora stati comunicati in modo completo, ma le stime circolate parlano di diverse centinaia di unità necessarie per garantire un servizio competitivo.
Una sfida tecnologica e industriale enorme
Costruire una costellazione satellitare da zero non è esattamente una passeggiata. SpaceX ci ha messo anni e miliardi di dollari (parliamo di svariati miliardi di euro investiti complessivamente) per portare Starlink al livello attuale, con oltre 6.000 satelliti in orbita e milioni di utenti nel mondo. La Russia parte da una posizione molto diversa: le sanzioni hanno limitato l’accesso a componenti elettronici avanzati, e il settore spaziale russo, pur avendo una tradizione storica impressionante, ha attraversato anni complicati dal punto di vista della qualità e dell’affidabilità dei lanci.
Rassvet dovrà quindi fare i conti con una catena di approvvigionamento più fragile, budget potenzialmente inferiori e una competizione tecnologica che corre velocissima. Non è solo SpaceX a muoversi in questo spazio: anche Amazon con il progetto Kuiper e l’europea OneWeb stanno espandendo le proprie costellazioni.
Quello che è certo è che Mosca considera Rassvet una priorità strategica nazionale. Il governo ha stanziato fondi dedicati e accelerato le procedure burocratiche per portare avanti il progetto. I primi test in orbita saranno il vero banco di prova per capire se la rete satellitare russa potrà davvero offrire un servizio paragonabile a quello dei concorrenti occidentali o se resterà un progetto dalle ambizioni più grandi delle reali capacità industriali del Paese.
