La vendita di auto termiche in Germania non sarà fermata dai tribunali. La Corte federale di Giustizia tedesca, il Bundesgerichtshof, ha respinto il ricorso dell’associazione ambientalista Deutsche Umwelthilfe (DUH) contro BMW e Mercedes Benz, che puntava a impedire la commercializzazione di nuove vetture termiche oltre il 2030. Una sentenza che pesa parecchio nel dibattito tra transizione ecologica e libertà d’impresa nel settore auto.
Tre dirigenti di Deutsche Umwelthilfe avevano portato davanti ai giudici una tesi piuttosto ambiziosa. Secondo la loro ricostruzione, continuare a vendere veicoli endotermici dopo novembre 2030 avrebbe consumato una fetta sproporzionata del cosiddetto budget di carbonio nazionale e globale, cioè la quantità di emissioni di CO2 ancora compatibile con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Le richieste erano precise: per BMW, il tetto massimo di emissioni complessive dei veicoli venduti da gennaio 2022 era fissato a 604 milioni di tonnellate di CO2; per Mercedes, a 516 milioni di tonnellate. Oltre quelle soglie, la vendita di auto termiche nuove avrebbe dovuto essere consentita solo per modelli alimentati esclusivamente con carburanti climaticamente neutri.
Gli ambientalisti sostenevano anche che l’esaurimento del budget carbonico da parte delle case automobilistiche avrebbe costretto i governi futuri ad adottare misure ancora più severe, rischiando di comprimere le libertà delle generazioni future. A supporto, avevano invocato una storica sentenza del 2021 della Corte costituzionale federale tedesca, che aveva imposto al legislatore di rafforzare la legge sulla protezione del clima proprio per tutelare quei diritti. Un precedente importante, che però non è bastato.
Il principio stabilito dai giudici e le reazioni
Il presidente del collegio giudicante, il giudice Stephan Seiters, ha chiarito il punto centrale: non esistono budget di emissioni vincolanti attribuibili a singole imprese. La responsabilità della legislazione climatica resta una prerogativa del potere politico e non può essere delegata attraverso sentenze a carico di soggetti privati. Tradotto: nessuno può pretendere che i produttori di automobili smettano di vendere auto con motore a combustione prima delle scadenze fissate dalle normative europee.
Barbara Metz, direttrice esecutiva di Deutsche Umwelthilfe, ha fatto sapere che l’organizzazione analizzerà nel dettaglio la sentenza e valuterà un possibile appello alla Corte costituzionale. L’avvocato dell’associazione, Remo Klinger, ha letto nella decisione un messaggio rivolto alla politica, un invito chiaro al legislatore affinché intervenga con strumenti normativi adeguati. Dall’altro lato, sia BMW sia Mercedes hanno accolto con soddisfazione il pronunciamento. BMW ha ribadito che il dibattito sulle modalità per raggiungere gli obiettivi climatici deve svolgersi nei parlamenti democraticamente eletti, sottolineando di contribuire da tempo alla protezione del clima. Secondo un portavoce, la decisione garantisce certezza giuridica per le aziende che operano in Germania.
Lo stop al 2035 che vacilla
La sentenza sulla vendita di auto con motore a combustione arriva in un momento delicato. I grandi costruttori tedeschi hanno investito miliardi nella transizione verso la mobilità elettrica per adeguarsi agli obiettivi climatici dell’Unione Europea. Il piano originario prevedeva lo stop alla vendita di auto termiche entro il 2035, ma la Commissione Europea ha recentemente proposto un ammorbidimento di queste regole, anche sotto la pressione della lobby dell’industria automobilistica. La partita si giocherà sul terreno della politica, non nelle aule di tribunale.
