Driver NVMe nativo di Windows 11: è questa la novità su cui Microsoft sta lavorando ormai da diverse settimane, e che promette di cambiare parecchio le cose per chi utilizza SSD NVMe nel proprio sistema. Il concetto alla base è quasi banale, a pensarci bene. Invece di trattare questi drive come se fossero dispositivi SCSI (un approccio ereditato da un’altra epoca), il nuovo driver li gestisce per quello che sono davvero. E i risultati, almeno sulla carta e nei primi test, fanno un certo effetto.
Prestazioni in netto aumento con il driver NVMe nativo
Quando il sistema operativo comunica in modo diretto con un SSD NVMe, senza passare attraverso strati di astrazione pensati per tecnologie più vecchie, succede qualcosa di prevedibile ma comunque impressionante. Le latenze si riducono, l’overhead cala, e tutta la catena di comunicazione tra software e hardware diventa più snella. Il beneficio più evidente si nota nelle operazioni di accesso casuale ai dati, quelle che nella vita reale si traducono in un sistema più reattivo quando si aprono applicazioni, si caricano file pesanti o si lavora con tante finestre aperte.
I benchmark condotti da diversi utenti che sono riusciti a provare il driver NVMe nativo parlano chiaro: si arriva fino all’80% in più di IOPS (operazioni di input/output al secondo). Non è un numero da poco, soprattutto considerando che si ottiene senza cambiare hardware, ma semplicemente aggiornando il modo in cui Windows 11 parla con il drive già installato.
Microsoft blocca l’attivazione tramite registro di sistema
Il driver è già presente nelle ultime release di Windows 11 e di Windows Server, ma non risulta ancora attivo di default. Fino a poco tempo fa, chi voleva provarlo poteva forzarne l’attivazione modificando alcune voci e chiavi nel registro di sistema. Questo metodo aveva permesso a parecchi utenti e tester di mettere le mani sul driver NVMe nativo e raccogliere dati piuttosto incoraggianti.
Nelle ultime ore, però, quel trucco ha smesso di funzionare. Microsoft non ha rilasciato comunicazioni ufficiali a riguardo, il che non sorprende troppo: formalmente il driver non è ancora stato lanciato. È ragionevole pensare che l’azienda abbia deciso di chiudere questa scorciatoia perché ritiene che il software non sia ancora sufficientemente maturo, oppure perché esistono ancora problemi di compatibilità con alcune configurazioni hardware. Se fosse tutto pronto, del resto, sarebbe già stato distribuito a tutti.
Bloccando l’attivazione via registro, Microsoft cerca evidentemente di evitare che utenti meno esperti si ritrovino con instabilità o malfunzionamenti legati a un componente ancora in fase di sviluppo. Una scelta prudente, anche se un po’ frustrante per chi aveva già iniziato a godere dei vantaggi del driver NVMe nativo.
C’è ancora un modo per attivarlo
Per chi proprio non vuole aspettare il rilascio ufficiale, esiste ancora una strada. Il driver NVMe nativo si può abilitare utilizzando ViVeTool, uno strumento già noto a chi segue le build di anteprima di Windows e che permette di attivare funzionalità nascoste nel sistema operativo. Resta ovviamente valido l’avvertimento: trattandosi di un componente non ancora rilasciato ufficialmente, è possibile incontrare bug o comportamenti imprevisti, e l’utilizzo avviene a proprio rischio.
