Trasformare Marte in un pianeta dove gli esseri umani possano vivere senza tute spaziali e cupole pressurizzate è un’idea che circola da decenni, alimentata dalla fantascienza e da imprenditori visionari. Eppure, uno studio recente del Jet Propulsion Laboratory della NASA mette nero su bianco una realtà piuttosto scomoda: rendere Marte abitabile richiede quantità di energia e risorse che oggi sono completamente fuori dalla portata della tecnologia umana. Non fra qualche anno, non con un po’ di sforzo in più. Proprio fuori portata.
Il concetto alla base di tutto si chiama terraformazione, ovvero la trasformazione radicale di un ambiente planetario per renderlo simile a quello terrestre. Nel caso di Marte, significherebbe ispessire l’atmosfera, riscaldare la superficie, creare acqua liquida stabile e generare un campo magnetico in grado di proteggere il pianeta dalle radiazioni solari. Detto così sembra già complicato, e in effetti lo è enormemente.
Il problema dell’atmosfera e dell’energia necessaria
Marte possiede un’atmosfera sottilissima, circa l’1% della densità di quella terrestre, composta quasi interamente da anidride carbonica. Per ottenere condizioni minimamente vivibili, bisognerebbe aumentare la pressione atmosferica in modo drastico. Lo studio della NASA ha calcolato che anche utilizzando tutte le riserve note di CO₂ presenti sul pianeta, tra calotte polari, suolo e minerali, non si raggiungerebbe nemmeno lontanamente la soglia necessaria.
E qui arriva il punto più duro da digerire. Anche ammettendo di trovare abbastanza gas serra per ispessire l’atmosfera di Marte, l’energia richiesta per avviare e mantenere un processo del genere supera qualsiasi fonte energetica disponibile oggi. Non parliamo solo di pannelli solari o reattori nucleari: parliamo di ordini di grandezza che rendono l’impresa teorica, nel senso più letterale del termine.
Il campo magnetico e il fattore tempo
C’è poi una questione che spesso viene trascurata nelle discussioni più ottimistiche sulla terraformazione. Marte non ha un campo magnetico globale attivo. Senza questa protezione, il vento solare spazza via continuamente le particelle dell’atmosfera. Anche se si riuscisse ad addensarla, senza uno scudo magnetico quel lavoro verrebbe disfatto nel tempo. Alcune proposte suggeriscono di piazzare un enorme magnete artificiale nel punto di Lagrange tra Marte e il Sole, ma la fattibilità ingegneristica di una cosa simile resta, per ora, pura speculazione.
I ricercatori del JPL non chiudono completamente la porta al sogno. Quello che dicono, però, è che con le tecnologie attuali e prevedibili nel prossimo futuro, rendere Marte abitabile non è un progetto realistico. La colonizzazione del pianeta rosso, se mai avverrà, passerà molto più probabilmente attraverso habitat chiusi e pressurizzati, strutture protette dove ricreare artificialmente le condizioni terrestri su scala ridotta.
Questo non significa che la ricerca sulla terraformazione sia inutile. Studiare come potrebbe funzionare aiuta a comprendere meglio i meccanismi climatici planetari, compreso quello terrestre. Ma tra il capire come si potrebbe fare in teoria e il farlo davvero, la distanza resta enorme. Lo studio della NASA stima che, nella migliore delle ipotesi, servirebbero secoli di sviluppo tecnologico prima di poter anche solo iniziare un tentativo serio di terraformazione su Marte.
