Distributori italiani con il carburante esaurito: ecco perché in diverse zone della penisola sono comparsi cartelli che non si vedevano da decenni. Non si tratta di un’emergenza sulle scorte nazionali, ma di un effetto a catena provocato dal taglio delle accise, dal caro petrolio e dalla corsa degli automobilisti verso le pompe con i prezzi più bassi.
Il taglio delle accise e il prezzo del petrolio che non aiuta
Il governo, con il decreto del 23 marzo 2026, ha introdotto uno sconto di 25 centesimi al litro IVA inclusa, valido per 20 giorni. Una misura pensata per alleggerire il peso del caro carburante sulle tasche degli italiani. Il problema è che l’effetto pratico è stato in parte vanificato dalla situazione geopolitica: la guerra in Iran prosegue, lo Stretto di Hormuz resta chiuso e il Brent ha toccato quota EUR 94 al barile (circa 101 euro) il 22 marzo, con un balzo superiore al 5% in una sola settimana.
Non tutti i distributori hanno reagito allo stesso modo. Secondo l’Osservatorio del Ministero, solo il 60% degli impianti aveva effettivamente ridotto i listini nei giorni successivi all’entrata in vigore del provvedimento. L’11,4% li aveva addirittura aumentati, percentuale poi scesa al 4,5% dopo i controlli della Guardia di Finanza. Questa disomogeneità nei prezzi ha creato un effetto imbuto: gli automobilisti si sono riversati in massa sugli impianti più convenienti, svuotandoli nel giro di poche ore.
A fare da calamita sono stati soprattutto i distributori a marchio Eni, dove la benzina al self service si attestava a 1,640 euro al litro contro una media di 1,711 euro. Sul gasolio al self service il divario era ancora più marcato: 1,888 euro contro 1,977 euro di media. Numeri che spiegano bene perché certe pompe si sono ritrovate a secco.
Cartelli che non si vedevano dagli anni Settanta
Nel comasco, il fenomeno è esploso nel fine settimana del 21 e 22 marzo. Diversi distributori della zona hanno esposto cartelli con la scritta “benzina esaurita”, una circostanza che richiama scenari che non si verificavano dai tempi della crisi petrolifera degli anni Settanta. A mancare era specificamente la benzina verde, mentre il gasolio risultava ancora disponibile. Gli impianti sono ora in attesa dei rifornimenti dalle cisterne.
Sui social si moltiplicano le segnalazioni, con foto di pompe chiuse e cartelli “carburante esaurito” affissi un po’ ovunque. Il problema riguarda soprattutto gli impianti Eni e Conad, quelli che praticavano i prezzi più contenuti. Per quanto la situazione generi comprensibile preoccupazione, non esiste un rischio strutturale di esaurimento delle scorte nazionali. Il carburante c’è e continua ad arrivare regolarmente. Quello che è successo è semplicemente che la domanda si è concentrata in modo anomalo su determinati punti vendita, in un arco di tempo troppo breve perché la logistica potesse reggere.
La situazione potrebbe ripetersi nei prossimi giorni, almeno fino a quando le scorte locali non saranno ricostituite e i rifornimenti torneranno nella norma.
