Il 2026 si preannuncia come un anno particolarmente complicato per il mercato smartphone, e i brand Android sono quelli che rischiano di pagare il prezzo più alto. Una nuova analisi di Morgan Stanley dipinge uno scenario piuttosto netto: le spedizioni di dispositivi Android potrebbero calare fino al 15% su base annua, mentre quelle di iPhone subirebbero un calo contenuto, intorno al 2%. Una forbice enorme, che racconta molto di come si sta muovendo il settore. In mezzo a questo panorama grigio, però, c’è un nome che riesce a distinguersi: Google Pixel.
Il problema di fondo, ormai noto da mesi, è legato alla crisi delle memorie RAM e dello storage. L’inflazione senza precedenti sui costi dei componenti sta spingendo verso l’alto i prezzi finali degli smartphone, e questo frena inevitabilmente la domanda. Morgan Stanley parla esplicitamente di una “inflazione dei costi di memoria senza precedenti” che colpirà in modo significativo il mercato. E mentre Apple, grazie alla sua scala e al suo potere contrattuale, riesce ad assorbire meglio il colpo, i produttori Android si trovano in una posizione molto più fragile.
Il tasso di switching premia Apple e Google Pixel
C’è un altro dato che merita attenzione, e riguarda il cosiddetto tasso di switching, ovvero la percentuale di utenti che passano da un ecosistema all’altro. Secondo quanto condiviso dall’analista Max Weinbach di Creative Strategies, Apple sta registrando un tasso di acquisizione di nuovi utenti ai massimi degli ultimi cinque anni. Il dato è passato dal 6% all’11% su base annua (quest’ultimo è una previsione per il 2026), un salto notevole che rafforza la posizione di Cupertino come principale beneficiaria della situazione attuale.
Google Pixel è l’unica altra eccezione degna di nota. Tutti gli altri grandi marchi di smartphone stanno registrando tassi di switching negativi, il che significa che perdono più utenti di quanti ne guadagnino. Pixel, al contrario, continua ad attrarre nuovi utenti, anche se il suo tasso sta rallentando: dal 33% nel 2025 si prevede un calo al 28% nel 2026. Numeri comunque lusinghieri, soprattutto considerando il contesto generale.
Va detto, però, che la scala fa tutta la differenza. Come sottolinea Weinbach, il tasso di switching di Apple ha un impatto enormemente più grande in termini assoluti rispetto a quello di Google Pixel, semplicemente perché il volume di vendite di iPhone è su un altro pianeta. Ed è proprio per questo che Morgan Stanley identifica Apple come “il più chiaro beneficiario in termini di quota di mercato nel 2026”, mentre i produttori Android nel loro insieme sono destinati a perdere terreno.
Samsung sotto pressione, Apple già in testa
Questo scenario arriva in un momento in cui Apple ha già iniziato a superare Samsung come primo produttore mondiale di smartphone per volumi di vendita. La combinazione tra la crisi dei componenti, i prezzi in aumento e la capacità di Apple di mantenere stabile la propria offerta sta creando le condizioni perfette per un ulteriore allargamento del divario. Per i brand Android diversi da Google Pixel, i prossimi mesi si prospettano particolarmente impegnativi, con impatti che diventeranno sempre più evidenti man mano che l’anno avanza.
