Il rallentamento della rotazione terrestre causato dall’innalzamento dei mari è un fenomeno che non ha precedenti negli ultimi 3,6 milioni di anni. Una frase che suona quasi fantascientifica, eppure arriva dritta dritta da uno studio scientifico recente che mette insieme climatologia e geofisica in un modo piuttosto inquietante. Il cambiamento climatico, insomma, non si limita a sciogliere ghiacci e alzare temperature: sta letteralmente cambiando la velocità con cui il nostro pianeta gira su sesso stesso.
Come il livello dei mari influenza la rotazione terrestre
Per capire cosa sta succedendo bisogna partire da un concetto che sembra controintuitivo ma è pura fisica. Quando i ghiacciai si sciolgono, enormi quantità di acqua che prima erano concentrate nelle calotte polari si redistribuiscono negli oceani. Questo spostamento di massa verso le zone equatoriali funziona un po’ come quando un pattinatore allarga le braccia durante una piroetta: la velocità cala. Lo stesso principio si applica alla Terra. L’acqua che si sposta dai poli verso latitudini più basse aumenta il momento di inerzia del pianeta, e il risultato è un rallentamento della rotazione.
Secondo lo studio, il ritmo a cui questo fenomeno sta avvenendo oggi non ha eguali in un arco temporale di 3,6 milioni di anni. Ed è proprio questo il dato che fa riflettere. Non si parla di variazioni impercettibili o di curiosità accademica: il rallentamento della rotazione terrestre ha implicazioni concrete, dalla misurazione del tempo alla stabilità dei sistemi di navigazione satellitare, fino alle dinamiche atmosferiche su larga scala.
Un pianeta che cambia anche nel modo di girare
Il riscaldamento globale agisce quindi su più livelli di quanto normalmente si pensi. La fusione delle calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartide sta accelerando, e con essa cresce la quantità di acqua che finisce negli oceani. L’innalzamento del livello dei mari non è uniforme, certo, ma l’effetto complessivo sulla distribuzione di massa del pianeta è misurabile e, a questo punto, anche significativo.
I ricercatori hanno confrontato i dati attuali con modelli che risalgono a milioni di anni fa, e il quadro che ne emerge è piuttosto chiaro: la velocità con cui la rotazione terrestre sta rallentando oggi supera qualsiasi variazione naturale registrata nell’arco del Pliocene. Questo significa che il contributo umano al cambiamento climatico sta producendo effetti geofisici che vanno ben oltre quello che normalmente associamo al riscaldamento del pianeta.
Va detto che la Terra ha sempre subito piccole variazioni nella propria velocità di rotazione, dovute a fattori come le maree lunari o i movimenti del nucleo interno. Ma queste oscillazioni naturali procedono su tempi lunghissimi. Quello che sta accadendo adesso è diverso per scala e per velocità. L’innalzamento dei mari legato allo scioglimento dei ghiacci sta comprimendo in pochi decenni un tipo di cambiamento che in passato richiedeva centinaia di migliaia di anni. I dati dello studio indicano che, se le emissioni di gas serra continueranno ai livelli attuali, il rallentamento della rotazione terrestre potrebbe accelerare ulteriormente nel corso di questo secolo.
