Il modo in cui viene gestita l’acqua in agricoltura sta cambiando radicalmente grazie ai dati satellitari sull’evapotraspirazione, una tecnologia che permette di rendere misurabile qualcosa che fino a pochi anni fa semplicemente svaniva nell’aria. Paesi come Kenya, Mali, Tunisia e Pakistan stanno già utilizzando questi strumenti per affrontare sfide idriche enormi, ciascuno con le proprie urgenze e i propri limiti infrastrutturali. Il punto di partenza è un concetto tanto semplice quanto trascurato: l’evapotraspirazione (et), cioè la somma dell’evaporazione dal suolo e della traspirazione delle piante. Se diventa possibile misurarla con precisione, l’acqua smette di essere una risorsa invisibile e comincia a trasformarsi in qualcosa di mappabile e gestibile.
Il ciclo dell’acqua, quello che veniva spiegato a scuola con le freccette e le nuvolette, non funziona più come prima. Il riscaldamento globale lo ha alterato profondamente, accelerando l’evaporazione, modificando le precipitazioni e rendendo siccità e alluvioni sempre più frequenti. E l’agricoltura, che da sola pesa per il 70% dell’uso antropico dell’acqua, è il settore dove tutto questo si avverte in modo più drammatico.
Dalla Tunisia al Kenya: applicazioni concrete che nascono dal territorio
In Tunisia la scarsità idrica non è un rischio futuro, è la normalità. Le superfici irrigate vengono progressivamente ridotte per mancanza d’acqua e ogni metro cubo conta davvero. Come spiega Livia Peiser, Responsabile dell’Unità Geospaziale della Divisione Terra e Acqua della Fao, «il concetto chiave è la produttività dell’acqua: aumentare la resa per unità di acqua consumata». Proprio per questo la Fao ha collaborato con l’Institut National des Grandes Cultures per sviluppare un’applicazione che integra dati satellitari di evapotraspirazione. Lo strumento stima il fabbisogno idrico delle colture, confronta il consumo stagionale con quello degli anni precedenti e supporta decisioni operative già durante la stagione. L’app Irey Gen3, ad esempio, simula l’umidità del suolo nella zona radicale, permettendo una programmazione dell’irrigazione molto più precisa.
In Kenya, nel grande schema irriguo di Mwea (il più importante progetto per la coltivazione del riso nel Paese), la situazione è diversa ma altrettanto critica. Gli agricoltori regolano ancora manualmente le paratoie dei canali e, nonostante nove punti di controllo e una rotazione concordata, l’88% dei produttori di riso affronta carenze idriche durante la stagione. Per questo è stato sviluppato il Precision Irrigation Advisor (Pia), alimentato dai dati del portale WaPOR, che mappa il consumo idrico per appezzamento e individua dove la resa è alta con consumi bassi, creando benchmark replicabili.
Mali e Pakistan: equità nella distribuzione e allerta siccità
Nell’Office du Niger, in Mali, circa 120.000 ettari di riso dipendono da un equilibrio delicato. Qui non si tratta solo di efficienza, ma anche di capire chi riceve quanta acqua. Lo strumento Ipon, sviluppato con l’International Water Management Institute, sfrutta undici indicatori basati su evapotraspirazione per monitorare distribuzione e produttività. Le misurazioni satellitari raggiungono anche aree inaccessibili per ragioni di sicurezza o costi elevati, trasformando concetti come equità e adeguatezza in parametri misurabili. «Quando le decisioni sono basate su informazioni oggettive, diventano più trasparenti e difendibili», sottolinea Peiser.
In Pakistan il problema principale è la tempistica: la siccità può colpire le colture prima che qualcuno se ne accorga. Il Pakistan Drought Monitoring System (PakDMS), sviluppato insieme al servizio meteorologico nazionale e ai centri di ricerca locali, utilizza indici di siccità basati su evapotraspirazione aggiornati ogni dieci giorni. Il sistema segnala stress idrico prima che i danni diventino visibili e permette di coordinare le azioni tra province e agenzie. Dal 2016 la Fao ha reso operativa la produzione di dati et su larga scala con il portale WaPOR, che oggi coinvolge oltre quattordici Paesi tra Africa, Asia e America Latina. A rafforzare questo ecosistema contribuisce la nuova suite del Copernicus Land Monitoring Service, con dataset globali a risoluzione di 300 metri, aggiornamenti quotidiani e disponibilità entro 48 ore dalle osservazioni del satellite Sentinel 3.
