Tutte e quattro le basi del DNA sono state identificate su un asteroide, e la notizia ha fatto il giro del mondo lunedì scorso con titoli piuttosto enfatici. Il problema è che molti di quei titoli hanno dimenticato una parola fondamentale per capire davvero cosa stava succedendo: “di nuovo”. Già, perché non è la prima volta che succede. Lo studio stesso cita risultati simili risalenti al 2011, e negli anni successivi sono arrivate diverse conferme attraverso ricerche sempre più rigorose. La vera novità non sta tanto nell’aver trovato queste basi su Ryugu, quanto nel fatto che studi precedenti non erano riusciti a rilevarle proprio lì, nonostante fossero già state individuate in campioni di altri asteroidi. E questo sì, era un bel grattacapo.
Al di là dei titoli sensazionalistici, però, il nuovo lavoro porta con sé dettagli molto interessanti. Potrebbe infatti rispondere a una domanda cruciale: come ci sono finite quelle basi sull’asteroide? Capire meglio questo meccanismo è fondamentale per ricostruire il modo in cui le materie prime della vita sono arrivate sulla Terra miliardi di anni fa.
Cosa sono le basi del DNA e perché trovarle nello spazio è rilevante
Partiamo da quello che i ricercatori hanno effettivamente trovato. Sia il DNA che l’RNA, i due acidi nucleici utilizzati dalla vita come la conosciamo, condividono una struttura simile. C’è una sorta di spina dorsale, una catena che alterna zuccheri e fosfati collegati chimicamente tra loro. Lo zucchero specifico cambia tra DNA e RNA, ma la catena in sé varia solo in lunghezza. Per il resto, la struttura portante di ogni molecola di DNA o RNA è sostanzialmente identica.
Le basi azotate sono le componenti che rendono unica ogni sequenza genetica. Sono loro a codificare l’informazione biologica, e trovarle su un corpo celeste come Ryugu significa che i mattoni fondamentali della vita non sono esclusivi del nostro pianeta. Questo non vuol dire che la vita sia nata nello spazio, attenzione. Significa piuttosto che alcune delle molecole necessarie alla vita potrebbero essere state “consegnate” sulla Terra attraverso impatti di asteroidi e meteoriti nelle fasi primordiali del sistema solare.
Il mistero risolto e le nuove risposte
La questione che rendeva perplessi molti scienziati era proprio l’assenza delle basi del DNA nei campioni di Ryugu analizzati in precedenza. L’asteroide era stato già studiato a fondo grazie alla missione giapponese Hayabusa2, che aveva riportato a Terra frammenti della sua superficie. Eppure, le analisi iniziali non avevano dato i risultati attesi. Questo creava un paradosso: se le basi del DNA erano presenti in altri campioni asteroidali, perché Ryugu sembrava fare eccezione?
Il nuovo studio sembra aver risolto il problema, probabilmente grazie a tecniche analitiche più raffinate e a una maggiore attenzione nella manipolazione dei campioni. Il fatto che ora tutte e quattro le basi siano state confermate su Ryugu riporta questo asteroide in linea con quanto osservato altrove, eliminando quella che sembrava un’anomalia inspiegabile.
Resta aperta la questione più affascinante, quella che riguarda i processi chimici che hanno portato alla formazione di queste molecole direttamente nello spazio, su corpi rocciosi privi di acqua liquida e sottoposti a condizioni estreme. Il nuovo lavoro offre indizi importanti proprio su questo fronte, suggerendo che reazioni chimiche avvenute in ambienti acquosi primordiali all’interno dell’asteroide potrebbero aver giocato un ruolo decisivo nella sintesi delle basi azotate.
