Livelli elevati di tirosina nel sangue potrebbero accorciare la vita, almeno negli uomini. È questo il dato più rilevante che emerge da una ricerca condotta su oltre 270.000 persone, un campione enorme che dà un certo peso statistico ai risultati. Lo studio ha analizzato la possibile associazione tra le concentrazioni ematiche di specifici amminoacidi e la longevità, concentrandosi in particolare su due composti: la fenilalanina e, appunto, la tirosina.
Entrambi sono amminoacidi di origine naturale, presenti in quantità significative in alimenti ad alto contenuto proteico come carni, prodotti caseari, uova e legumi. La tirosina, però, ha anche un’altra vita: è uno degli ingredienti più gettonati negli integratori cognitivi, quei prodotti venduti come potenziatori della concentrazione e delle prestazioni mentali. Ed è qui che la faccenda si fa interessante, perché il legame tra tirosina e riduzione della durata della vita potrebbe riguardare anche chi assume questi supplementi con una certa regolarità.
La ricerca condotta sulla Tirosina è chiara
I ricercatori hanno misurato i livelli ematici di fenilalanina e tirosina nel campione analizzato, incrociando poi questi dati con informazioni sulla mortalità. Quello che è emerso non è banale: concentrazioni più alte di tirosina nel sangue risultavano associate a un rischio maggiore di morte prematura, con un effetto particolarmente marcato nella popolazione maschile. Per le donne, l’associazione era presente ma meno pronunciata.
Va detto chiaramente: parliamo di uno studio osservazionale, il che significa che stabilisce una correlazione, non un rapporto di causa ed effetto diretto. Nessuno sta dicendo che mangiare un uovo in più faccia vivere meno. Però il segnale è abbastanza forte da meritare attenzione, soprattutto considerando quanto sia diffusa l’abitudine di integrare la tirosina attraverso supplementi alimentari.
La fenilalanina, che nel corpo umano viene convertita proprio in tirosina, ha mostrato un’associazione simile ma meno netta. Questo rafforza l’idea che sia la tirosina stessa, o meglio i suoi livelli circolanti, il fattore critico da tenere sotto osservazione.
Chi usa integratori dovrebbe fare attenzione
Il mercato degli integratori cognitivi è in crescita costante. Prodotti a base di tirosina vengono venduti come aiuto per migliorare la lucidità mentale, ridurre lo stress e aumentare la produttività. Spesso senza prescrizione medica e con dosaggi che possono variare enormemente da un prodotto all’altro.
Questo studio non suggerisce di eliminare dalla dieta gli alimenti ricchi di tirosina, che restano parte integrante di un’alimentazione equilibrata. Si tratta semplicemente di un invito alla cautela per chi integra questo amminoacido in modo sistematico e ad alte dosi. Il fatto che l’associazione con una ridotta longevità sia più evidente negli uomini aggiunge un ulteriore livello di specificità che meriterà approfondimenti futuri. Con oltre 270.000 partecipanti, la dimensione del campione rende difficile liquidare questi risultati come casuali. Sì, dunque: c’è da fidarsi.
