La componentistica automotive italiana sta vivendo un momento di frenata dopo anni in cui i numeri andavano tutti nella direzione giusta. A dirlo sono i dati presentati a Brescia durante l’Osservatorio sulla componentistica automotive 2025, lo studio annuale realizzato da ANFIA (l’associazione che rappresenta le aziende della filiera auto nel nostro Paese) insieme alla Camera di Commercio di Torino. Il dato che salta subito all’occhio è quel 6% di calo del fatturato registrato nel 2024, accompagnato da una leggera flessione anche sul fronte dell’occupazione. Tradotto: le aziende che producono pezzi, componenti e tecnologie per le automobili stanno affrontando una fase decisamente più complicata, schiacciata tra i cambiamenti del mercato e le incertezze legate alla transizione verso l’elettrico.
Un settore da 55 miliardi che però rallenta
I numeri, per quanto in discesa, restano impressionanti. In Italia operano oltre 2.100 aziende nel comparto della componentistica auto, realtà che producono praticamente tutto ciò che serve per costruire un veicolo: dai motori ai sistemi elettronici, dalle trasmissioni ai componenti per la carrozzeria. Nel 2024 il giro d’affari complessivo si è attestato intorno ai 55 miliardi di euro, un valore comunque enorme ma inferiore rispetto all’anno precedente. Anche il numero degli occupati è calato, fermandosi a circa 168.000 addetti.
La Lombardia si conferma una delle aree più importanti per questa filiera, con quasi un’azienda su tre del settore e circa 48.000 lavoratori coinvolti. Pure qui i ricavi sono scesi, anche se la flessione è stata meno marcata rispetto alla media nazionale. Il quadro complessivo racconta un settore che resta centrale per l’economia italiana, ma che sta chiaramente attraversando una fase di rallentamento. E gli effetti si propagano lungo tutta la catena produttiva, dai grandi fornitori fino alle piccole officine specializzate.
Tra elettrificazione, ricerca e la pressione dei concorrenti asiatici
Le ragioni di questa frenata non sono difficili da individuare, e hanno a che fare con dinamiche che peseranno anche nei prossimi anni. Le case automobilistiche stanno rallentando parte dei loro investimenti, complice l’incertezza sulle regole europee e sui tempi reali della transizione elettrica. Nel frattempo, la concorrenza internazionale si fa sempre più aggressiva, soprattutto quella dei produttori asiatici che riescono a offrire componenti a costi molto più bassi.
Eppure, nonostante il contesto non sia dei più favorevoli, la componentistica automotive italiana non sta certo ferma a guardare. Circa due aziende su tre continuano a investire in ricerca e sviluppo, e più della metà ha introdotto nuovi prodotti nel corso degli ultimi anni. Questo significa che, pur navigando in acque agitate nel breve periodo, buona parte della filiera sta cercando di posizionarsi per il futuro, puntando su tecnologie legate all’elettrificazione, alla digitalizzazione e a nuovi servizi per la mobilità. Una scommessa che richiederà tempo per dare frutti, ma che fotografa un tessuto industriale tutt’altro che rassegnato.
