Gestire le operazioni di intelligenza artificiale sul proprio PC senza essere fisicamente davanti allo schermo è qualcosa che fino a poco tempo fa suonava come fantascienza da ufficio. Eppure Claude Dispatch, la nuova funzione annunciata da Anthropic, trasforma esattamente questa idea in realtà. Si tratta di un ponte tra desktop e smartphone che consente di avviare attività complesse dal telefono, lasciarle girare sul computer e ritrovare tutto pronto al ritorno alla scrivania. Il concetto è semplice: meno tempo incollati al monitor, più libertà di movimento.
Claude Dispatch non è un’app a sé stante, ma una modalità integrata nell’ambiente Claude Cowork, la piattaforma di Anthropic pensata per usare l’IA come assistente da ufficio. Arriva per ora come anteprima di ricerca, disponibile inizialmente per gli abbonati al piano Max, con l’estensione agli utenti Pro prevista in una fase successiva. Una scelta graduale che suggerisce come l’azienda stia ancora calibrando stabilità e casi d’uso nel mondo reale.
Come funziona Claude Dispatch nella pratica quotidiana
Il meccanismo alla base di Claude Dispatch ruota attorno a una conversazione unica e continua con l’assistente. Claude gira sul desktop, mentre lo smartphone diventa una sorta di telecomando evoluto. Per attivare il tutto bisogna scaricare Claude Desktop e associare il telefono all’app installata sul computer. Da quel momento ogni richiesta inviata dallo smartphone viene eseguita direttamente sul PC, che ha accesso a file locali, browser e strumenti installati. Il risultato poi torna nella stessa chat, senza passaggi complicati.
We’re shipping a new feature in Claude Cowork as a research preview that I’m excited about: Dispatch!
One persistent conversation with Claude that runs on your computer. Message it from your phone. Come back to finished work.
To try it out, download Claude Desktop, then pair… pic.twitter.com/r6OH46Ll89
— Felix Rieseberg (@felixrieseberg) March 17, 2026
Tutta l’elaborazione resta ancorata al dispositivo desktop. Anthropic specifica che il sistema lavora con i file memorizzati in locale e con eventuali connettori o plugin già configurati. Questo permette a Claude Dispatch di operare su dati personali o aziendali senza trasferirli altrove, garantendo un controllo più stretto su cosa viene effettivamente toccato dall’IA.
C’è però un vincolo che non va sottovalutato: il computer deve restare acceso, con l’app desktop aperta e collegata a Internet. Se il PC entra in sospensione o perde la connessione, le attività rischiano di bloccarsi. Dispatch non è un server remoto sempre attivo, ma sfrutta il computer dell’utente come nodo principale. Una differenza sostanziale rispetto alle soluzioni cloud pure.
Sicurezza e casi d’uso concreti di Claude Dispatch
Essendo parte di Claude Cowork, Dispatch esegue il codice in una sorta di sandbox sul dispositivo dell’utente. Questo ambiente isolato serve a contenere eventuali errori o comportamenti imprevisti, mantenendo i file sul computer senza disperderli. Ogni azione che tocca documenti, browser o strumenti richiede comunque una conferma esplicita da parte dell’utente. L’assistente non agisce mai in totale autonomia: prima di modificare file o compiere operazioni sensibili chiede sempre il via libera. Un compromesso tra comodità e controllo che risulta particolarmente utile in contesti aziendali.
Tra i casi d’uso citati da Anthropic, Claude può generare report partendo da dashboard interne oppure aiutare a trovare un posto migliore su un volo già prenotato, sfruttando l’accesso al browser e agli strumenti presenti sul PC. Tutto ciò che Claude Dispatch può fare sul computer, dai file alla navigazione web passando per i vari tool installati, diventa raggiungibile anche quando ci si trova lontani dalla scrivania.
