MacBook Neo è finito sotto le mani esperte di Zack Nelson, il volto dietro il popolarissimo canale YouTube JerryRigEverything, che ha dedicato al laptop Apple il suo classico teardown. E quello che è emerso dallo smontaggio non è affatto banale. Certo, non è la prima volta che qualcuno apre questo computer per guardarci dentro, ma il modo in cui Zack racconta ogni passaggio, con quel tono ironico e diretto che i fan del canale conoscono bene, rende il tutto decisamente più godibile.
La vera notizia, però, sta nei dettagli tecnici. Lo smontaggio di MacBook Neo ha messo in evidenza come Apple abbia fatto un lavoro davvero serio sul tema della riparabilità. Non si parla di ritocchi cosmetici o di marketing verde: la struttura interna del computer è stata progettata in modo da semplificare l’accesso ai componenti e, soprattutto, da favorire il riciclo di materie prime. Anche la batteria, sia per come è posizionata sia per i materiali scelti, racconta una filosofia progettuale che sembra andare in una direzione più responsabile rispetto al passato. Per chi segue da tempo le polemiche sulla difficoltà di riparare i prodotti Apple, questo è un segnale tutt’altro che trascurabile.
La scheda madre a confronto con iPhone 16 Pro Max
Uno dei momenti più interessanti del video è il confronto diretto tra la scheda madre di MacBook Neo e quella di iPhone 16 Pro Max. I due dispositivi condividono buona parte della scheda tecnica, e vederli fianco a fianco rende l’idea di quanto Apple stia puntando sulla convergenza tra le piattaforme. Le dimensioni ovviamente sono diverse, parliamo comunque di un laptop e di uno smartphone, ma il cuore pulsante è sostanzialmente lo stesso.
Il chip montato su MacBook Neo è infatti identico a quello di iPhone 16 Pro Max, con una differenza che vale la pena sottolineare: la variante utilizzata nel Neo è una versione binned, ovvero con un core in meno sul fronte della GPU. Nella pratica, questo significa che Apple seleziona i chip in fase di produzione e destina quelli con un core grafico non perfettamente funzionante al laptop, ottimizzando così i costi e riducendo gli sprechi. Una strategia che nel mondo dei semiconduttori è piuttosto comune, ma che qui assume un significato particolare perché conferma quanto il confine tra il comparto mobile e quello dei computer tradizionali si stia assottigliando sempre di più.


