L’equinozio di primavera 2026 cade venerdì 20 marzo, segnando ufficialmente la fine dell’inverno e l’inizio della bella stagione nell’emisfero settentrionale. Un momento che, pur non godendo della stessa popolarità dei solstizi, ha un fascino tutto suo e un significato astronomico tutt’altro che banale. Quest’anno l’evento si verifica alle 16:46 ora italiana, un istante preciso in cui il giorno e la notte raggiungono una durata pressoché identica.
La parola “equinozio” deriva dal latino e significa letteralmente “notte uguale”. Ed è proprio questo il concetto chiave: durante l’equinozio di primavera, le ore di luce e quelle di buio si equivalgono quasi perfettamente. Ne esistono due ogni anno, quello primaverile (detto anche vernale) e quello autunnale. Il termine “vernale”, anch’esso di origine latina, richiama direttamente la primavera.
Ma perché succede? La Terra ruota attorno al proprio asse con un’inclinazione di circa 23,5 gradi. Questo fa sì che alcune zone del pianeta ricevano più luce solare diretta di altre, ed è esattamente il meccanismo che genera le stagioni. Quando nell’emisfero settentrionale è estate, in quello meridionale è inverno, e viceversa. L’equinozio di primavera rappresenta il momento di transizione: l’emisfero nord smette di essere inclinato lontano dal Sole e comincia a puntare verso di esso. Emily Rice, professoressa associata di astrofisica al Macaulay Honors College della City University di New York, lo spiega così: “L’inclinazione si allinea con l’orbita terrestre solo per un istante”. Ed è in quell’istante che giorno e notte si bilanciano.
Equinozi e solstizi: qual è la differenza
I solstizi rappresentano gli estremi. Il solstizio d’estate porta il giorno più lungo dell’anno, quello d’inverno il più corto. Nel 2026, il solstizio estivo per l’emisfero settentrionale cade il 21 giugno, mentre quello invernale il 21 dicembre. Tendono a catturare più attenzione proprio perché sono più facili da percepire e da visualizzare. Come nota Rice, “gli estremi sono più semplici da individuare rispetto ai punti di flessione, che comportano cambiamenti più sottili”. Solstizi ed equinozi sono però strettamente imparentati: entrambi dipendono dall’inclinazione terrestre e dalla posizione del Sole, e ognuno segna un passaggio stagionale preciso.
Per capire meglio cosa accade durante un equinozio, la NASA ha realizzato un video che mostra la Terra vista da un satellite, seguendo il pianeta attraverso le sue stagioni. Si osserva chiaramente come la distribuzione di luce e ombra cambi nel tempo, un effetto difficile da cogliere stando con i piedi per terra.
Il mito dell’uovo in equilibrio e come festeggiare
Forse qualcuno avrà sentito dire che l’unico giorno in cui si riesce a far stare un uovo crudo in equilibrio sulla punta è proprio quello dell’equinozio di primavera. La leggenda tira in ballo ragionamenti vaghi sulla gravità terrestre e l’allineamento col Sole, ma si tratta appunto di una leggenda. Rice ogni anno si ritrova a sfatare questo mito: “Gli astronomi finiscono regolarmente su internet a spiegare alla gente che no, non è possibile far stare un uovo in equilibrio solo durante l’equinozio”. La prova? L’esperimento funziona (o non funziona) esattamente allo stesso modo in qualsiasi altro giorno dell’anno.
L’equinozio di primavera è un fenomeno sottile, senza spettacoli celesti vistosi a segnare la giornata. Però, come sottolinea Rice, “considerando che l’orbita terrestre non ha un inizio né una fine, un anno potrebbe cominciare in qualsiasi momento, e l’equinozio ha un significato astronomico ben più rilevante del primo gennaio”.
