La notizia è di quelle che fanno fermare a pensare un attimo. Neuralink, la startup fondata da Elon Musk, sta preparando il salto dalla fase sperimentale a quella industriale, con l’obiettivo dichiarato di avviare la produzione di massa dei suoi chip cerebrali entro il 2026. Non si parla più di singoli pazienti seguiti in laboratorio, ma di un piano concreto per portare l’interfaccia uomo macchina nella vita di migliaia di persone. Sembra fantascienza, eppure i pezzi del puzzle si stanno mettendo insieme più velocemente del previsto.
Il concetto alla base di Neuralink è abbastanza diretto, anche se radicale: impiantare un chip nel cranio in grado di “ascoltare” l’attività dei neuroni e trasformare i pensieri in comandi per computer o smartphone. Per chi convive con una paralisi, questo significherebbe tornare a scrivere o controllare una protesi semplicemente immaginando di farlo. Musk però, come sempre, guarda oltre la medicina. La sua visione a lungo termine prevede una sorta di telepatia digitale accessibile a tutti, pensata anche come strumento per tenere il passo con l’intelligenza artificiale.
Chirurgia robotica nella scalabilità
Per arrivare a produrre migliaia di dispositivi, Neuralink sta investendo in modo massiccio sulla chirurgia robotica. Ed è facile capire perché: un intervento del genere non può dipendere dalla mano di un singolo chirurgo se l’obiettivo è la scala industriale. Serve un robot capace di inserire i sottilissimi fili del chip nel cervello con una precisione quasi impensabile, evitando i vasi sanguigni e lavorando con la velocità di una macchina da cucire industriale. È questo, sostanzialmente, il tassello che Musk vuole completare nei prossimi mesi.
Dal punto di vista tecnico, il funzionamento si basa su un’interfaccia neurale composta da fili ultra sottili, chiamati “threads”, che vengono posizionati direttamente nella corteccia motoria. Questi fili contengono elettrodi in grado di captare i deboli segnali elettrici emessi dai neuroni nel momento in cui una persona intende compiere un’azione. Anche solo pensare di muovere una mano è sufficiente.
Come funziona il chip N1 di Neuralink
Una volta rilevati, gli impulsi vengono trasmessi al chip N1, integrato nel cranio, che li converte in dati digitali e li invia via Bluetooth a un dispositivo esterno. In pratica, l’intenzione biologica del soggetto viene tradotta in tempo reale in un comando informatico. Questo permette, ad esempio, di muovere un cursore su uno schermo o scrivere su una tastiera virtuale senza alcun contatto fisico, utilizzando esclusivamente l’attività cerebrale.
