Il railgun elettromagnetico sembrava un capitolo chiuso, almeno per quanto riguarda il programma militare statunitense. E invece no. Dopo la sospensione avvenuta nel 2021, questa arma sperimentale capace di sparare proiettili a velocità ipersoniche usando solo energia elettrica è tornata sotto i riflettori. Le prime nuove prove si sono già svolte presso il poligono di White Sands, nel Nuovo Messico, e il segnale è piuttosto chiaro: Washington vuole riprendere in mano una tecnologia che fino a poco tempo fa pareva destinata a restare nei cassetti.
Non è la prima volta che se ne parla. Anche il Giappone sta sviluppando un proprio programma legato al railgun elettromagnetico, ma il ritorno degli Stati Uniti nella partita cambia decisamente la portata della questione. Il progetto americano era stato preso in considerazione diversi anni fa, poi accantonato per una serie di problemi tecnici e strategici. Ora, evidentemente, qualcosa è cambiato a sufficienza da giustificare un nuovo tentativo.
Come funziona il railgun, il cannone elettromagnetico USA
Il concetto alla base del railgun sembra quasi banale, almeno sulla carta. Invece di usare la classica polvere da sparo, si sfruttano potenti correnti elettriche per accelerare un proiettile lungo due binari metallici paralleli. Il proiettile raggiunge velocità comprese tra Mach 6 e Mach 7, vale a dire oltre sette volte la velocità del suono. Un impatto devastante, senza bisogno di esplosivi a bordo del proiettile stesso: è l’energia cinetica a fare tutto il lavoro.
Detto così sembra quasi semplice. Ma tradurre questo principio fisico in un’arma militare funzionante e affidabile è tutta un’altra storia. I problemi non mancano: l’usura dei binari è estrema, le quantità di energia necessarie sono enormi e, soprattutto, resta aperta una questione fondamentale. In quali scenari operativi concreti un railgun elettromagnetico risulterebbe davvero più utile rispetto ai sistemi d’arma convenzionali già in dotazione?
Dove verrebbe usato il cannone elettromagnetico
Questa è probabilmente la domanda più spinosa. Un railgun potrebbe teoricamente essere impiegato per la difesa costiera, per il contrasto di missili balistici o per colpire bersagli a distanze molto elevate con costi per colpo ridotti rispetto ai missili tradizionali. Ma i dubbi sugli effettivi scenari operativi restano numerosi. La necessità di una fonte di energia colossale rende complicata l’installazione su piattaforme mobili come le navi, e la cadenza di fuoco è ancora lontana da quella delle armi convenzionali.
Il fatto che gli Stati Uniti abbiano deciso di riprendere i test al poligono di White Sands suggerisce comunque che ci siano stati progressi sufficienti, o quantomeno che l’interesse strategico sia cresciuto abbastanza da giustificare nuovi investimenti.

