Il programma Artemis della NASA continua a far discutere, e stavolta il motivo è piuttosto inquietante. Secondo un rapporto fresco dell’Office of Inspector General, l’organo di controllo interno dell’agenzia spaziale americana, oggi non esisterebbe la capacità concreta di recuperare un equipaggio rimasto bloccato sulla superficie lunare in caso di emergenza grave. Detto in modo ancora più chiaro: se qualcosa andasse storto durante una missione con astronauti, non ci sarebbe modo di riportarli a casa.
Il documento è arrivato in un momento già delicato. La terza missione del programma Artemis, quella che inizialmente avrebbe dovuto tentare l’allunaggio con equipaggio, è stata ridimensionata. Ora si parla di un test dei veicoli lunari sviluppati da SpaceX e Blue Origin, senza astronauti a bordo. La NASA ha definito questa scelta come un approccio più prudente e graduale, ma il rapporto non lascia molto spazio all’ottimismo. Restano dubbi importanti anche sui sistemi di controllo manuale dei lander, quelli che servirebbero nel caso in cui l’equipaggio dovesse cavarsela da solo in una situazione critica.
Luna: una sfida davvero complicata tecnicamente
Le difficoltà dietro al ritorno sulla Luna non sono banali, anzi. Per portare Starship fino alla superficie lunare serviranno almeno dieci missioni di rifornimento in orbita terrestre, un’operazione che va completata molti mesi prima del volo effettivo. Blue Origin seguirà una strada simile, con un deposito di propellente dedicato. E poi c’è la questione dell’atterraggio vero e proprio: la NASA richiede una tolleranza di inclinazione di appena otto gradi per evitare che veicoli enormi, alti quanto un palazzo di 14 piani, possano ribaltarsi una volta toccato il suolo. Non è uno scenario fantascientifico. Nel 2024, un lander molto più piccolo finì letteralmente capovolto.
C’è anche un altro elemento che fa riflettere parecchio. Starship dovrebbe utilizzare un ascensore per portare gli astronauti dalla cabina fino alla superficie lunare. Se quel meccanismo si guastasse, al momento non esisterebbe un sistema alternativo per farli risalire a bordo. Nessun piano B, nessuna scappatoia.
Due missioni di atterraggio previste per il 2028
Nonostante tutto questo, la NASA continua a lavorare verso l’obiettivo di riportare esseri umani sulla Luna, con due possibili missioni di atterraggio programmate per il 2028. Il programma Artemis resta ambizioso, su questo non ci sono dubbi. Ma il rapporto dell’Inspector General mette nero su bianco una realtà scomoda: le tecnologie necessarie per garantire la sicurezza degli astronauti in scenari estremi non sono ancora pronte. E quando si parla di vite umane a quasi 400.000 chilometri dalla Terra, “non ancora pronte” suona come un problema che non può essere rimandato.
La NASA dovrà dimostrare nei prossimi mesi che queste criticità possono essere risolte prima di mandare chiunque lassù. SpaceX e Blue Origin, dal canto loro, hanno ancora parecchio lavoro da fare sui rispettivi lander. La strada verso la Luna, insomma, resta decisamente più lunga e accidentata di quanto molti si aspettassero.
