Un dato che fa riflettere arriva dagli Stati Uniti, dove un nuovo studio pubblicato sulla rivista PNAS racconta qualcosa di piuttosto allarmante: l’aspettativa di vita americana non sta più migliorando come un tempo, anzi. Per alcune generazioni sta andando nella direzione opposta. Il problema riguarda in modo specifico la Generazione X e i Millennials, che presentano tassi di mortalità superiori rispetto a chi è nato prima di loro. E non di poco.
Il gruppo di ricercatori ha analizzato i dati relativi alle principali cause di decesso lungo un arco temporale enorme, oltre 40 anni, dal 1979 al 2023. Quello che emerge è abbastanza netto: fino alle persone nate negli anni Cinquanta, ogni generazione faceva registrare un miglioramento costante nei numeri legati alla salute e alla sopravvivenza. Poi, qualcosa si è rotto. I nati tra il 1970 e il 1985 mostrano una tendenza invertita, con tassi di mortalità in crescita su più fronti. «Osserviamo tendenze preoccupanti per le persone nate tra il 1970 e il 1985 circa», ha spiegato l’epidemiologa sociale Leah Abrams della Tufts University. «Queste coorti presentano tassi di mortalità per tutte le cause peggiori rispetto alle generazioni precedenti, in particolare per malattie cardiovascolari e tumori, soprattutto al colon, oltre che per cause esterne».
Obesità, stress e disuguaglianze: cosa c’è dietro il calo dell’aspettativa di vita
Le cause dietro questo peggioramento dell’aspettativa di vita sono molteplici. Si va dalle overdose da farmaci agli incidenti stradali, passando per omicidi e diverse patologie croniche. Ma il quadro diventa ancora più inquietante quando si guarda alle correlazioni individuate dallo studio. L’aumento dei decessi per varie forme di tumore, in particolare quello al colon, sembra legato ai crescenti problemi di obesità e a un’alimentazione scorretta. Lo stress, poi, pare giocare un ruolo tutt’altro che marginale nel quadro complessivo. Alla base di tutto, secondo gli esperti, ci sono le crescenti disuguaglianze economiche e sociali che negli Stati Uniti producono effetti meno riscontrabili in altre parti del mondo.
Il punto che rende tutto ancora più urgente è che si tratta di persone relativamente giovani. «L’aumento dei decessi tra le persone nate tra il 1970 e il 1985 è motivo di preoccupazione, perché i tumori e le malattie cardiovascolari tendono ad essere relativamente rari negli individui tra i 30 e i 40 anni», ha aggiunto Abrams. «Quindi, se queste coorti mostrano già un peggioramento dei tassi di mortalità, cosa succederà quando avranno 60 anni se non si interviene?». Una domanda legittima, che lo studio lascia in sospeso ma che pesa parecchio.
Serve un approccio diverso alla prevenzione
Da quanto emerge dalla ricerca, appare necessario un intervento strutturale sulla prevenzione e sull’educazione a uno stile di vita più sano. Migliorare l’alimentazione, ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure, spingere queste generazioni verso controlli regolari: sono tutti tasselli che secondo i ricercatori potrebbero fare la differenza nel tentativo di invertire la rotta sull’aspettativa di vita negli Stati Uniti. «Le evidenze precedenti, unite ai nostri risultati, dimostrano che dobbiamo davvero pensare in modo olistico se vogliamo migliorare l’aspettativa di vita negli Stati Uniti», ha dichiarato la stessa Abrams.
