Il lampo radio veloce più luminoso mai registrato nella storia dell’astronomia ha appena fatto parlare di sé, e non poteva essere altrimenti. Un team internazionale di astronomi ha intercettato un segnale così potente da superare, per una frazione di secondo, qualsiasi altra sorgente radio presente nella galassia da cui proveniva. Il suo nome ufficiale è FRB 20250316A, ma tutti lo conoscono già con il soprannome decisamente più evocativo di RBFLOAT, acronimo di Radio Brightest Flash Of All Time. Durata del fenomeno? Circa un quinto di secondo. Tanto è bastato per riscrivere i record.
A rendere possibile la scoperta è stata la nuova rete di telescopi CHIME Outrigger, un sistema composto da versioni più compatte dello strumento principale CHIME, distribuite tra Columbia Britannica, California settentrionale e West Virginia. Grazie alla tecnica nota come Very Long Baseline Interferometry (VLBI), gli scienziati hanno combinato i dati raccolti da queste antenne sparse su distanze enormi per localizzare la sorgente con una precisione quasi assurda. Per dare un’idea concreta: è come riuscire a individuare un plettro da chitarra a mille chilometri di distanza.
Da dove arriva e cosa ha rivelato il telescopio James Webb
Il lampo radio è stato ricondotto alla regione esterna della galassia NGC 4141, che si trova a circa 130 milioni di anni luce dalla Terra, nella costellazione dell’Orsa Maggiore. La zona di origine è stata circoscritta a un’area di appena 45 anni luce di diametro, più piccola di un tipico ammasso stellare. Un livello di dettaglio che fino a poco tempo fa sarebbe stato impensabile.
Partendo dalle coordinate fornite dalla rete CHIME, il telescopio spaziale James Webb (JWST) ha poi eseguito osservazioni di follow up nella stessa porzione di cielo, individuando un debole segnale infrarosso. Sulla natura di quell’emissione le ipotesi sono ancora aperte: potrebbe trattarsi di una stella gigante rossa oppure di un eco di luce residuo collegato all’evento stesso. Quello che conta è che, per la prima volta in assoluto, si è riusciti ad analizzare l’ambiente stellare attorno a un FRB con una risoluzione tale da distinguere singoli astri.
Un segnale che non si ripete e cambia le regole del gioco
Uno degli aspetti più affascinanti di RBFLOAT è che non si è mai ripetuto. Dopo aver scandagliato oltre sei anni di dati storici raccolti dal progetto CHIME, nessun altro segnale è emerso dalla stessa sorgente. Questo dettaglio non è affatto banale. Fino ad oggi, molti scienziati tendevano a considerare i lampi radio veloci come fenomeni ciclici, cioè destinati a ripresentarsi nel tempo. L’assenza totale di ripetizione nel caso di questo evento specifico apre la porta a scenari diversi, come origini esplosive o catastrofiche capaci di generare un solo, violentissimo impulso cosmico.
I risultati della ricerca sono stati pubblicati in due studi separati su Astrophysical Journal Letters, e rappresentano un passaggio significativo nello studio degli FRB. Da semplici anomalie cosmiche difficili da inquadrare, questi fenomeni stanno progressivamente diventando strumenti diagnostici utili per comprendere meglio la struttura stessa dell’universo.
