Negli ultimi anni i droni militari sono diventati protagonisti di quasi tutti i conflitti moderni. Costano relativamente poco, sono facili da produrre e possono essere utilizzati per missioni di sorveglianza, attacco o sabotaggio. Proprio per questo motivo cresce anche il mercato delle tecnologie pensate per neutralizzare i UAV (Unmanned Aerial Vehicles). Tra le soluzioni più interessanti c’è un nuovo sistema sviluppato dalla società americana Nuburu, che ha annunciato di aver completato un prototipo di fucile laser anti-droni. La particolarità del dispositivo è che non distrugge il drone con un colpo fisico. Invece utilizza un raggio laser per renderlo temporaneamente “cieco”.
Come funziona il laser anti-droni
Il sistema sviluppato da Nuburu appartiene alla categoria delle tecnologie non cinetiche. Questo significa che l’obiettivo non è abbattere il drone con un proiettile o con un’esplosione, ma interferire con i suoi sensori fino a renderlo inutilizzabile. Il dispositivo utilizza più fasci laser che colpiscono le telecamere e i sistemi di navigazione visiva del drone. Queste interferenze ottiche disturbano i sensori che permettono al velivolo di orientarsi e riconoscere l’ambiente. In pratica il drone continua a volare, ma perde la capacità di navigare correttamente o di acquisire immagini utili. In molti casi questo può bastare per neutralizzare la minaccia.
Un dispositivo pensato per l’uso sul campo
Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda le dimensioni. Il sistema non è un’arma ingombrante montata su veicoli o installazioni militari. Può essere utilizzato come modulo aggiuntivo su fucili standard, quasi come se fosse un accessorio simile a un mirino. Questo permette ai soldati di impiegarlo rapidamente sul campo contro droni di piccole dimensioni. La portabilità è uno dei punti chiave di questo tipo di tecnologie, perché i droni leggeri possono apparire improvvisamente sopra un’area operativa e richiedono una risposta immediata.
Laser multipli e diverse lunghezze d’onda
Dal punto di vista tecnico il sistema utilizza una struttura laser a semiconduttore che opera su più lunghezze d’onda contemporaneamente. I fasci impiegati lavorano nelle bande:
- verde
- blu
- infrarossa
L’uso di diverse frequenze aumenta le probabilità di interferire efficacemente con i sensori dei droni. La potenza del dispositivo può essere regolata tra 1 e 10 watt, adattandosi a diversi scenari operativi. Questo spettro di emissione più ampio consente di colpire differenti tipologie di telecamere e sensori ottici utilizzati nei UAV. La filosofia di queste tecnologie è piuttosto diversa rispetto alle armi tradizionali. Distruggere fisicamente un drone non è sempre la soluzione ideale. I detriti possono cadere su infrastrutture sensibili o su aree civili. Un sistema non cinetico, invece, punta a disattivare il drone senza farlo esplodere, limitando i rischi collaterali. Questo tipo di approccio potrebbe rivelarsi utile soprattutto in contesti urbani o in aree dove è necessario proteggere infrastrutture critiche.
