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Il fucile che non spara: arriva il laser anti-droni che “acceca” i UAV

Un nuovo sistema sviluppato negli Stati Uniti promette di neutralizzare i droni senza distruggerli, disturbando sensori e telecamere con fasci laser

scritto da Manuel De Pandis 17/03/2026 0 commenti 2 Minuti lettura
fucili anti droni
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Negli ultimi anni i droni militari sono diventati protagonisti di quasi tutti i conflitti moderni. Costano relativamente poco, sono facili da produrre e possono essere utilizzati per missioni di sorveglianza, attacco o sabotaggio. Proprio per questo motivo cresce anche il mercato delle tecnologie pensate per neutralizzare i UAV (Unmanned Aerial Vehicles). Tra le soluzioni più interessanti c’è un nuovo sistema sviluppato dalla società americana Nuburu, che ha annunciato di aver completato un prototipo di fucile laser anti-droni. La particolarità del dispositivo è che non distrugge il drone con un colpo fisico. Invece utilizza un raggio laser per renderlo temporaneamente “cieco”.

Come funziona il laser anti-droni

Il sistema sviluppato da Nuburu appartiene alla categoria delle tecnologie non cinetiche. Questo significa che l’obiettivo non è abbattere il drone con un proiettile o con un’esplosione, ma interferire con i suoi sensori fino a renderlo inutilizzabile. Il dispositivo utilizza più fasci laser che colpiscono le telecamere e i sistemi di navigazione visiva del drone. Queste interferenze ottiche disturbano i sensori che permettono al velivolo di orientarsi e riconoscere l’ambiente. In pratica il drone continua a volare, ma perde la capacità di navigare correttamente o di acquisire immagini utili. In molti casi questo può bastare per neutralizzare la minaccia.

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Un dispositivo pensato per l’uso sul campo

Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda le dimensioni. Il sistema non è un’arma ingombrante montata su veicoli o installazioni militari. Può essere utilizzato come modulo aggiuntivo su fucili standard, quasi come se fosse un accessorio simile a un mirino. Questo permette ai soldati di impiegarlo rapidamente sul campo contro droni di piccole dimensioni. La portabilità è uno dei punti chiave di questo tipo di tecnologie, perché i droni leggeri possono apparire improvvisamente sopra un’area operativa e richiedono una risposta immediata.

Laser multipli e diverse lunghezze d’onda

Dal punto di vista tecnico il sistema utilizza una struttura laser a semiconduttore che opera su più lunghezze d’onda contemporaneamente. I fasci impiegati lavorano nelle bande:

  • verde
  • blu
  • infrarossa

L’uso di diverse frequenze aumenta le probabilità di interferire efficacemente con i sensori dei droni. La potenza del dispositivo può essere regolata tra 1 e 10 watt, adattandosi a diversi scenari operativi. Questo spettro di emissione più ampio consente di colpire differenti tipologie di telecamere e sensori ottici utilizzati nei UAV. La filosofia di queste tecnologie è piuttosto diversa rispetto alle armi tradizionali. Distruggere fisicamente un drone non è sempre la soluzione ideale. I detriti possono cadere su infrastrutture sensibili o su aree civili. Un sistema non cinetico, invece, punta a disattivare il drone senza farlo esplodere, limitando i rischi collaterali. Questo tipo di approccio potrebbe rivelarsi utile soprattutto in contesti urbani o in aree dove è necessario proteggere infrastrutture critiche.

laserlaser anti droni
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Manuel De Pandis

Filmmaker, giornalista tech.

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