Dopo il controverso debutto di Rabbit R1, che al lancio venne accolto come un mezzo disastro, l’azienda ci riprova con qualcosa di molto diverso. Si chiama Project Cyberdeck ed è, almeno sulla carta, un piccolo computer portatile pensato per una categoria molto specifica di utenti: chi scrive codice con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, i cosiddetti vibecoder. Un oggetto che sembra uscito da un film di fantascienza, ma che potrebbe avere un senso più concreto di quanto si pensi.
Il punto di partenza è semplice. Il CEO di Rabbit, Jesse Lyu, si è accorto che i suoi ingegneri passavano sempre più tempo a programmare usando strumenti come Claude Code, e ha pensato che servisse un dispositivo dedicato. Qualcosa di piccolo, leggero, con una tastiera decente e un’interfaccia a riga di comando, da portarsi dietro e usare ovunque. Ha cercato qualcosa di simile già in commercio, ma ha trovato solo laptop economici con tastiere imbarazzanti, tipo certi Chromebook che nessuno ha mai davvero amato.
Così Rabbit ha deciso di farselo da sola. E l’ispirazione arriva da un pezzo di storia: il Sony Vaio P, uno dei netbook più iconici della fine degli anni 2000. Un oggettino che all’epoca faceva girare la testa, anche per il prezzo non proprio popolare. Project Cyberdeck, invece, dovrebbe arrivare sul mercato attorno ai 500 dollari, un prezzo decisamente più accessibile. D’altronde non serve potenza bruta: il dispositivo è pensato per lavorare in cloud, appoggiandosi a servizi come ChatGPT, Gemini e Claude, senza eseguire modelli linguistici complessi in locale.
Scheda tecnica e design: tra Rabbit R1, Sony Vaio P e Nintendo DS
La redazione americana di Engadget ha avuto modo di vedere un primo prototipo e lo descrive come un incrocio visivo tra Rabbit R1, Sony Vaio P e il mitico Nintendo DS. Niente male come cocktail estetico. La scheda tecnica definitiva non è ancora stata fissata, perché Rabbit sta ancora valutando diverse opzioni con i fornitori. Però nell’intervista si è parlato del Raspberry Pi 5 come possibile punto di riferimento hardware: un SoC Broadcom BCM2712 con CPU Arm Cortex A76 a 2.4GHz e 16GB di RAM. Abbastanza per supportare fino a due monitor esterni, cosa che Rabbit considera fondamentale.
Per quanto riguarda lo schermo, si sta valutando un display OLED da 7 pollici con refresh rate fino a 165 Hz e luminosità di 815 nit. La tastiera sarà ottimizzata per terminali e ambienti di programmazione, perché secondo Rabbit tastiera e monitor devono essere i veri punti di forza del prodotto. Il sistema operativo sarà Linux, con la possibilità di installare qualsiasi altra distribuzione, e potrebbe includere un’interfaccia derivata da RabbitOS, ereditando alcune delle funzioni principali già viste sul primo dispositivo dell’azienda.
Ma esiste davvero un mercato per Project Cyberdeck?
La domanda resta aperta: c’è davvero qualcuno disposto a comprare un dispositivo del genere? La nicchia del vibe coding in mobilità è, almeno per ora, completamente scoperta. Nessun concorrente presidia questo territorio. E poi c’è un altro nodo da sciogliere: i consumatori saranno pronti a dare una seconda possibilità a Rabbit dopo il flop iniziale di Rabbit R1? Il dispositivo ha ricevuto nel tempo diversi aggiornamenti che lo hanno migliorato parecchio, questo va detto. Ma il ricordo di quel lancio difficile potrebbe pesare ancora. Project Cyberdeck, comunque, rappresenta una scommessa su un segmento che oggi non ha alternative reali sul mercato.
