La novantottesima cerimonia degli Oscar ha riservato più di qualche sorpresa, e forse sarebbe meglio dire più di qualche delusione. Perché nella notte appena trascorsa, diversi dei film dati per favoriti hanno raccolto molto meno del previsto. Il vero trionfatore della serata è stato Una battaglia dopo l’altra, il film diretto da Paul Thomas Anderson con Leonardo DiCaprio, che si è portato a casa ben 6 statuette su 13 nomination. Tra queste, le due più pesanti in assoluto: Miglior film e Miglior regia. Ma andiamo con ordine, perché la serata è stata lunga e piena di colpi di scena.
Sinners da record, ma non abbastanza
Partiamo da Sinners, che era entrato nella cerimonia con un record storico: 16 nomination, il numero più alto mai raggiunto nella storia dell’Academy. Un traguardo impressionante, su questo non ci piove. Eppure, di quelle 16 candidature, solo 4 si sono trasformate in vittorie. E soprattutto, la statuetta più ambita, quella per il Miglior film, non è arrivata. Tra i premi conquistati da Sinners, però, spicca quello per il Miglior attore protagonista, andato a Michael B. Jordan, che ha avuto la meglio proprio su Leonardo DiCaprio. “Leo”, insomma, è rimasto a bocca asciutta nella categoria che forse gli stava più a cuore, nonostante la straordinaria performance nel film di Anderson.
E poi c’è il caso di Per Marty Supreme, il film di Josh Safdie con Timothée Chalamet. Nove nomination, zero vittorie. Una serata da dimenticare in fretta per la produzione, che probabilmente sperava in almeno un riconoscimento. Invece nulla: la cerimonia non ha premiato nessuna delle candidature, un risultato che fa un certo effetto considerando le aspettative della vigilia.
Una battaglia dopo l’altra, il vero dominatore
Il bilancio finale della serata parla chiaro. Una battaglia dopo l’altra ha dominato su tutti i fronti, confermando Paul Thomas Anderson come uno dei registi più importanti della sua generazione. Sei Oscar su tredici nomination rappresentano un bottino notevole, e il fatto che tra questi ci siano Miglior film e Miglior regia rende il risultato ancora più significativo.
Anderson aveva già sfiorato questi traguardi in passato, ma stavolta è riuscito a chiudere il cerchio. Il film, che vedeva DiCaprio in un ruolo complesso e sfaccettato, ha convinto l’Academy su più livelli: dalla regia alla sceneggiatura, dalla fotografia al comparto tecnico.
La cerimonia degli Oscar 2025, nel complesso, ha confermato una tendenza ormai nota: avere tante nomination non garantisce altrettante vittorie. Sinners, con il suo record di 16 candidature, e Per Marty Supreme, con le sue 9, ne sono la dimostrazione più evidente. A fare la differenza, alla fine, è stata la capacità di Una battaglia dopo l’altra di raccogliere consensi trasversali tra i votanti, portando a casa le statuette che contano di più.

