Di recente, hacker filorussi stanno prendendo di mira funzionari pubblici, giornalisti e figure militari in tutto il mondo. La loro strategia consiste nel convincere le persone a consegnarsi “volontariamente”. Tutto aveva inizio con improvvisi messaggi che sembrano provenire dall’assistenza di WhatsApp o Signal. Quest’ultimi parlavano di fughe di dati e invitano a inserire codici di verifica, PIN o a scansionare QR code per la sicurezza dell’account. Chi riceve tali messaggi crede di proteggersi, ma in realtà sta spalancando la porta agli hacker. Appena i codici finiscono nelle mani sbagliate, l’account cambia numero e passa sotto il controllo del criminale. Tutte le chat, i contatti, i messaggi privati diventano così accessibili. E non è tutto. Chi si trova dall’altra parte può scrivere a nome della vittima, ingannare colleghi, amici o cittadini, e provocare danni concreti in termini di reputazione e sicurezza. È un attacco alla privacy che colpisce soprattutto chi ha ruoli pubblici, perché le informazioni che gestisce hanno peso e valore.
WhatsApp e Signal sotto attacco hacker: ecco i dettagli
Signal ha cercato di rassicurare i propri utenti, spiegando che la crittografia non è stata violata e che la sicurezza dell’infrastruttura resta solida. Il problema, spiegano, non sta nell’app stessa, ma nelle tecniche sofisticate di phishing che ingannano le persone. WhatsApp, invece, è presa di mira attraverso la funzione “Dispositivi collegati“. Tale opzione è stata pensata per comodità, ma ora diventa un rischio. Ciò, in particolare, quando la vittima autorizza inconsapevolmente un device controllato dai truffatori. Tutto avviene senza interventi diretti, ma solo grazie alla fiducia che le persone concedono al messaggio sbagliato. Scenari simili evidenziano come la sicurezza digitale non è mai solo una questione di tecnologia. È necessario prestare attenzione, dubitare dei messaggi che arrivano, e non cedere alla fretta o alla paura. Perché a volte, il pericolo più grande riguarda la capacità dei malintenzionati di manipolare la fiducia degli utenti.
