La Stazione Spaziale Internazionale somiglia sempre più a quel vecchio saggio che non vuole saperne di andare in pensione, e onestamente è difficile dargli torto. Mentre i piani ufficiali la vedevano pronta a “bruciare” nell’atmosfera entro il 2030, in questi giorni di marzo 2026 i corridoi del Senato americano stanno riscrivendo il finale della storia. La proposta è chiara: allungare la vita della ISS fino al settembre 2032. Non è un semplice capriccio burocratico, ma una mossa strategica per evitare che l’umanità — e in particolare gli Stati Uniti — si ritrovi improvvisamente senza una casa tra le stelle.
Gli USA valutano ISS attiva fino al 2032
Il motivo di questa frenata sull’addio è un misto di prudenza e competizione. Da una parte, la Cina sta correndo come non mai con la sua stazione Tiangong, che è già pienamente operativa e si prepara ad accogliere astronauti internazionali, inclusi specialisti pakistani e taikonauti da Hong Kong. Dall’altra, i “sostituti” commerciali della NASA — i futuri avamposti privati di aziende come Blue Origin, Vast o Axiom Space — sono ancora in una fase delicata. I test sui sistemi di supporto vitale della stazione Haven-1 di Vast sono iniziati proprio quest’anno, ma la strada per avere una struttura capace di ospitare equipaggi in pianta stabile è ancora lunga. Il nuovo NASA Authorization Act del 2026 vuole proprio questo: garantire che la ISS rimanga accesa finché almeno una stazione commerciale non avrà dimostrato di poter reggere il peso della ricerca scientifica per un anno intero.
Continuare a far orbitare la ISS significa anche proteggere un’eredità che va avanti ininterrottamente dal 2000. È un laboratorio unico dove si studia come il corpo umano reagisce a lunghe permanenze nello spazio, dati fondamentali se vogliamo davvero rimettere piede sulla Luna con il programma Artemis o sognare Marte. E proprio mentre la Cina testa i suoi razzi Long March 10 per lo sbarco lunare del 2030, gli Stati Uniti non possono permettersi un “buco” operativo nell’orbita bassa.
Washington vuole più tempo per le stazioni commerciali
Certo, la ISS mostra i segni del tempo — piccole perdite d’aria e tute spaziali che iniziano a sentire il peso degli anni — ma resta un simbolo di cooperazione globale che non ha ancora un erede pronto a prenderne il testimone. Spostare la chiusura al 2032 ci regala due anni di respiro per passare dalle mani pubbliche a quelle private senza perdere il contatto con l’infinito. In fondo, la vecchia stazione ha ancora qualche segreto da raccontarci prima del suo tuffo finale nel Pacifico.
