La tassa di due euro sui piccoli pacchi importati da piattaforme asiatiche come Shein, Temu e AliExpress doveva essere la mossa decisiva della Francia per frenare lo shopping compulsivo a basso costo. A pochi giorni dalla sua entrata in vigore, però, il piano mostra già crepe enormi. I colossi cinesi dell’e-commerce hanno trovato il modo di aggirarla con una facilità quasi imbarazzante, e le conseguenze si fanno sentire soprattutto sul fronte occupazionale e logistico francese.
Dal primo marzo scorso, la Francia ha iniziato ad applicare in anticipo questa tassa su ogni articolo importato da fuori Unione Europea con un valore inferiore a centocinquanta euro. L’idea era semplice: colpire il portafoglio di chi ordina in continuazione su Shein, Temu o AliExpress. Peccato che il governo non abbia considerato un dettaglio tutt’altro che marginale: perché una tassa doganale venga applicata, la merce deve atterrare fisicamente sul suolo francese. Ed è proprio qui che si apre la falla.
Il grande dirottamento aereo verso Belgio e Paesi Bassi
La risposta delle piattaforme cinesi è stata fulminea. Gli aerei cargo carichi di vestiti e gadget a basso prezzo hanno semplicemente cambiato rotta. Secondo quanto riportato dal quotidiano Le Télégramme, il gruppo Aéroports de Paris ha ammesso che circa cinquanta voli settimanali hanno già abbandonato le piste di Roissy Charles de Gaulle. E le ripercussioni sono pesanti: dipendenti delle aree cargo parigine intervistati da RTL parlano di licenziamenti già avviati. Ancora peggio va al piccolo aeroporto di Vatry, nella regione della Marna, che rischia addirittura la chiusura dopo un inizio anno che sembrava promettente.
Il meccanismo è banale nella sua efficacia. Le piattaforme fanno atterrare i pacchi in Belgio o nei Paesi Bassi. Una volta sul suolo europeo, le merci godono della libera circolazione all’interno dell’Unione e raggiungono la Francia su camion, senza mai incrociare la famosa tassa. Va detto che l’Italia aveva già sperimentato lo stesso identico problema a inizio anno, dopo aver introdotto una misura simile. Una lezione che evidentemente non è servita.
L’Europa come nuovo terreno di gioco della fast fashion
Il governo francese prova a tranquillizzare tutti ricordando che questa tassa isolata è temporanea: dal primo luglio prossimo dovrebbe entrare in vigore un’armonizzazione europea con una tassa di tre euro su tutto il territorio comunitario. Ma anche questa mossa potrebbe non bastare. I giganti della fast fashion si sono già portati avanti. Shein ha inaugurato un enorme magazzino da 740.000 metri quadrati in Polonia, una piattaforma logistica che funzionerà da base operativa per rifornire l’intero mercato europeo. Le merci arriveranno in massa via nave dalla Cina, verranno stoccate nel cuore dell’Europa e da lì spedite direttamente ai clienti, riducendo drasticamente l’esposizione alla tassa sui piccoli pacchi importati.
Yann Rivoallan, presidente della Federazione nazionale del prêt-à-porter femminile francese, chiede a questo punto misure ben più drastiche: dal divieto di pubblicità per queste piattaforme fino alla sospensione totale dei siti che commercializzano prodotti pericolosi. Una posizione netta, che riflette la frustrazione di un intero settore industriale europeo davanti alla capacità di adattamento quasi istantanea dei colossi asiatici dell’e-commerce.
