C’è stato un momento, in cui i monitor erano semplicemente schermi. Ma le cose potrebbero cambiare grazie ad Apple. Con i nuovi Studio Display e Studio Display XDR l’azienda di Cupertino sembra voler chiudere quell’epoca, e lo fa introducendo per tali monitor lo stesso tipo di chip che si trova negli smartphone. Un dettaglio decisamente interessante. Nel dettaglio, Studio Display monta un chip A19, mentre Studio Display XDR utilizza l’A19 Pro. Non si tratta solo di una curiosità tecnica, ma del segnale chiaro di quanto Apple sta puntando su un ecosistema sempre più uniforme. Durante la presentazione ufficiale, però, l’azienda non ha insistito troppo su tale dettaglio. In pieno stile Cupertino, l’attenzione è stata spostata sui vantaggi pratici. Sottolineando, dunque, tutte quelle funzioni che fanno sembrare il monitor molto più “intelligente” rispetto al passato.
Apple punta su nuovi chip per i suoi Studio Display 2026
Il chip interno, ad esempio, gestisce l’elaborazione video della webcam con Center Stage, che mantiene il soggetto sempre al centro dell’inquadratura. Ma si occupa anche della calibrazione del colore, della gestione delle periferiche collegate tramite USB e Thunderbolt e persino delle funzionalità audio, come l’audio spaziale. In pratica, il display non si limita più a ricevere dati dal computer: elabora, ottimizza e prende decisioni in autonomia.
Tale filosofia non nasce oggi. Già con lo Studio Display di prima generazione Apple aveva iniziato a integrare componenti provenienti dal mondo mobile. Ma con i nuovi modelli la cosa diventa ancora più evidente. Un esempio interessante riguarda la memoria RAM. Lo Studio Display XDR passa infatti da 8 GB a 12 GB. Una quantità ormai considerata la soglia minima per eseguire in locale molte funzioni di Apple Intelligence. Un dettaglio che lascia intuire che l’azienda di Cupertino sta preparando il terreno per funzionalità più avanzate direttamente all’interno del monitor.
Qualcosa di simile sembra emergere anche riguardo la memoria interna. Entrambi i display sono dotati di 128 GB di archiviazione NAND, il doppio rispetto ai 64 GB presenti nella versione precedente. Non si tratta, ovviamente, di spazio accessibile all’utente. Quella memoria serve interamente al sistema operativo interno. Dentro quei 128 GB trovano posto il sistema stesso, gli aggiornamenti futuri, la cache, eventuali backup e anche strumenti diagnostici utilizzati per la manutenzione del dispositivo. La scelta di raddoppiare lo spazio potrebbe essere legata alla produzione. Utilizzando moduli NAND identici a quelli degli iPhone, Apple potrebbe semplificare la catena di approvvigionamento e ridurre i costi.
