Prendersi cura della propria salute cardiovascolare oggi è più semplice grazie agli smartwatch, dispositivi che stanno diventando strumenti sempre più preziosi nella prevenzione quotidiana. Non parliamo di fantascienza né di gadget superflui: parliamo di oggetti che, se usati con criterio, possono davvero fare la differenza. Soprattutto dopo i 50 anni, quando il rischio di patologie cardiache comincia a salire in modo significativo.
I numeri, del resto, non lasciano spazio a dubbi. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della World Heart Federation, le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte nel mondo, con un bilancio annuale che oscilla tra i 17,9 e i 20,5 milioni di decessi. Circa mezzo miliardo di persone convive con disturbi che coinvolgono cuore e sistema circolatorio. C’è però una buona notizia: molte di queste condizioni si possono prevenire o intercettare in fase precoce. Ed è proprio qui che gli smartwatch entrano in gioco.
Cosa possono fare davvero gli smartwatch per la salute
Anche i modelli più accessibili ormai offrono funzionalità notevoli: ECG, monitoraggio del sonno, tracciamento dell’attività fisica e, in alcuni casi, persino la possibilità di effettuare una BIA direttamente dal polso. Questi dispositivi registrano in autonomia una serie di indicatori legati alla salute del cuore, producendo dati che poi possono essere condivisi con il proprio medico per valutare se servano approfondimenti. Attenzione, però: nessuno smartwatch sostituisce una visita medica. Sono un supporto, non un sostituto.
Sul tema si è espresso il professor Stefano Carugo, direttore del reparto di Cardiologia del Policlinico di Milano e docente ordinario di Malattie dell’apparato cardiovascolare all’Università degli Studi di Milano. Carugo, tra l’altro, è anche un appassionato maratoneta. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, ha spiegato che il benessere cardiovascolare poggia su tre pilastri fondamentali: attività fisica, alimentazione equilibrata e qualità del sonno. E l’Italia, va detto, su questi fronti non brilla: secondo i dati della Società Europea di Cardiologia, il nostro Paese si posiziona tra gli ultimi in Europa per livello di attività fisica praticata.
Il ruolo della tecnologia nella prevenzione cardiaca
“La tecnologia è il futuro per la salute del cuore”, ha dichiarato Carugo. E il ragionamento fila. Gli smartwatch raccolgono dati in modo continuo, dati che possono poi essere inviati al medico curante per una valutazione tempestiva. In un contesto dove le liste d’attesa negli ospedali pubblici si allungano sempre di più, poter fornire al cardiologo un quadro già dettagliato non è affatto banale.
C’è poi l’aspetto della proattività. Alcuni modelli sono capaci di rilevare anomalie in tempo reale. Gli Apple Watch, ad esempio, integrano un sistema molto efficace per il rilevamento della fibrillazione atriale, una condizione che se individuata per tempo consente di avviare le terapie adeguate prima che la situazione degeneri.
Il professor Carugo ha raccontato un caso emblematico: una paziente di 65 anni, che lamentava palpitazioni, aveva preso l’abitudine di registrare il proprio elettrocardiogramma tramite smartwatch. Analizzando i tracciati inviati a distanza, è stata identificata un’aritmia significativa. Dopo ulteriori accertamenti al Policlinico, è stato possibile programmare un intervento mirato. Un esempio concreto di come la tecnologia indossabile possa realmente salvare vite.
Un altro parametro cruciale da tenere sotto controllo è la pressione arteriosa. Si stima che in Italia circa 16 milioni di persone soffrano di ipertensione, una condizione che aumenta in modo considerevole il rischio di infarto e ictus. Predisposizione genetica, alimentazione scorretta, sovrappeso, sedentarietà e fumo sono tutti fattori che contribuiscono allo sviluppo di questa patologia.
