Un frammento di roccia grande quanto un’unghia sta rimettendo in discussione parecchie certezze sui rettili del Triassico. Il pezzo arriva dal Brasile e nasconde al suo interno il cranio ricostruito di un rincosauro lungo appena 2,5 centimetri. Non si tratta di un dettaglio qualsiasi: è il fossile di rincosauro più piccolo mai documentato al mondo, e soprattutto il primo esemplare perinatale della sottofamiglia Hyperodapedontinae. In pratica, un cucciolo appena nato, fossilizzato in una manciata di millimetri di roccia.
Il nome rincosauro suona bizzarro anche a chi mastica un po’ di paleontologia, eppure questi animali erano tutto fuorché creature secondarie. Circa 233 milioni di anni fa, nel Triassico superiore, rappresentavano tra gli erbivori più comuni del pianeta. I loro resti sono stati recuperati su più continenti, il che racconta molto sulla loro capacità di adattarsi a condizioni ambientali diverse. Nel solo Brasile meridionale, fino a oggi, erano state identificate cinque specie distinte. Questo minuscolo reperto, catalogato come CAPPA/UFSM 0295, potrebbe aggiungerne una sesta alla lista.
Una dentatura che racconta più di quanto sembri
Uno degli aspetti più affascinanti dei rincosauri è la loro struttura dentale. Parliamo di piatti mascellari con file di denti affiancati da un solco centrale, chiamato sulcus, che funzionava come una specie di lama naturale per tagliare vegetazione dura e fibrosa. La cosa notevole è che anche nell’esemplare appena nato alcune di queste caratteristiche risultavano già presenti. Come a dire che i tratti fondamentali della specie si definivano molto presto nello sviluppo.
Per analizzare un fossile così delicato senza rischiare di polverizzarlo, il team di ricerca ha fatto ricorso alla micro-tomografia computerizzata. Il paleontologo Flávio Pretto ha spiegato che qualsiasi tentativo di preparazione tradizionale avrebbe potuto distruggere il campione. La scansione CT ha permesso invece di osservare l’impianto dei denti nella mascella senza nemmeno sfiorare fisicamente il reperto. Una tecnologia che ormai sta diventando indispensabile quando si lavora con materiale tanto fragile.
Perché questo rincosauro cambia le carte in tavola
Ma il punto davvero interessante della scoperta riguarda le implicazioni evolutive. Nei rincosauri il numero di file dentarie cresce con l’età dell’animale. Questo significa che un cucciolo, osservato senza il giusto contesto, potrebbe sembrare appartenere a un lignaggio più primitivo semplicemente perché non ha ancora sviluppato la dentatura completa. Un errore interpretativo che può falsare intere ricostruzioni filogenetiche.
Ed è proprio quello che è successo. Quando i ricercatori hanno provato a escludere il parametro legato al numero di file dentarie dall’analisi filogenetica, la posizione del fossile nell’albero evolutivo è cambiata in modo radicale. Il rincosauro neonato, insomma, non si collocava più dove ci si aspettava. Un risultato che obbliga a riconsiderare come vengono classificati altri esemplari giovani del gruppo, e che potrebbe avere ripercussioni su studi precedenti.
