Una startup californiana chiamata Reflect Orbital ha presentato una richiesta ufficiale alla FCC (la commissione federale per le comunicazioni statunitense) per ottenere il via libera al lancio di un satellite sperimentale dotato di uno specchio di ben 18 metri di diametro. Lo scopo? Niente di meno che illuminare la Terra dopo il tramonto, riflettendo la luce solare dallo spazio verso zone specifiche del pianeta.
Sembra fantascienza, eppure il progetto è già in una fase piuttosto concreta. E se il test dovesse funzionare, i piani dell’azienda prevedono qualcosa di davvero ambizioso.
Come funziona il progetto di Reflect Orbital
Il concetto alla base è sorprendentemente semplice, almeno sulla carta. Il satellite verrebbe posizionato in orbita bassa terrestre e, grazie al suo enorme specchio riflettente, sarebbe in grado di catturare la luce del sole anche quando una determinata area della Terra si trova già in ombra, dopo il tramonto. In pratica, funzionerebbe come una sorta di luna artificiale, capace di reindirizzare i raggi solari verso il basso.
Reflect Orbital non è nuova a questo tipo di visione. L’azienda lavora da tempo sull’idea di fornire luce solare riflessa come servizio, il che apre scenari interessanti: dalla possibilità di estendere le ore di luce per impianti solari fino all’illuminazione di aree colpite da disastri naturali dove la rete elettrica è fuori uso. Sulla carta, le applicazioni sarebbero parecchie. Il satellite sperimentale rappresenterebbe ovviamente solo il primo passo. Il vero obiettivo dichiarato dall’azienda è molto più grande e, francamente, un po’ vertiginoso.
50mila satelliti con specchio: la visione a lungo termine
Se il primo test avrà successo e la tecnologia dimostrerà di funzionare come previsto, Reflect Orbital ha fatto capire che la costellazione finale potrebbe arrivare a contare fino a 50mila satelliti equipaggiati con specchi simili. Un numero enorme, che inevitabilmente solleva domande su diversi fronti.
Il primo riguarda l’inquinamento luminoso. Gli astronomi già oggi combattono contro la crescente luminosità artificiale del cielo notturno, in gran parte causata dalle mega costellazioni satellitari come Starlink di SpaceX. Aggiungere migliaia di specchi progettati appositamente per riflettere luce verso il suolo potrebbe rappresentare un problema significativo per le osservazioni astronomiche e per gli ecosistemi notturni.
C’è poi la questione della sicurezza orbitale. Con decine di migliaia di nuovi oggetti in orbita bassa, il rischio di collisioni e la generazione di detriti spaziali diventerebbe un tema ancora più caldo di quanto già non sia.
La richiesta alla FCC è comunque relativa al singolo satellite sperimentale, quindi per ora si parla di un test. Reflect Orbital dovrà dimostrare non solo la fattibilità tecnica dello specchio da 18 metri in orbita, ma anche la capacità di controllare con precisione dove e quando la luce viene riflessa. Un controllo che sarà fondamentale per rendere il progetto accettabile sia dal punto di vista regolatorio che da quello dell’opinione pubblica.
