Succede qualcosa di davvero insolito quando aziende che si fanno guerra ogni giorno sul mercato decidono di schierarsi dalla stessa parte. Eppure è esattamente quello che è accaduto nel caso Anthropic contro il Pentagono, una vicenda che sta ridisegnando i rapporti tra il governo americano e il settore dell’intelligenza artificiale. Quasi 40 dipendenti di OpenAI e Google hanno firmato un documento giudiziario a sostegno di Anthropic, tra cui Jeff Dean, responsabile scientifico di Google e figura di primo piano nel team Gemini. Non stiamo parlando di solidarietà informale o di qualche tweet di supporto: è un atto ufficiale, depositato in tribunale.
Il fatto che concorrenti diretti si uniscano in questo modo non ha precedenti recenti nel mondo dell’IA. Qualcosa di simile era successo quando i colossi della Silicon Valley si erano coalizzati contro gli effetti del Foreign Intelligence Amendment Act, ma il contesto stavolta è diverso e, per certi versi, ancora più significativo.
Perché il Dipartimento della Difesa ha preso di mira Anthropic
Tutto nasce da una decisione del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, che ha classificato Anthropic come un rischio per la supply chain. Nella pratica, questa etichetta impedisce alle agenzie federali e ai loro fornitori di utilizzare la tecnologia dell’azienda. Il punto è che misure del genere vengono normalmente riservate a soggetti stranieri considerati una minaccia per la sicurezza nazionale, come è successo in passato con Huawei e ZTE. Anthropic, però, è una società americana, nata e cresciuta nel cuore dell’ecosistema tecnologico statunitense. E questo cambia tutto.
Le tensioni sarebbero emerse dopo che Anthropic ha rifiutato di autorizzare l’uso della propria tecnologia per la sorveglianza di massa dei cittadini americani o per sistemi d’arma autonomi. Poco dopo quel rifiuto, il Pentagono ha chiuso un accordo con OpenAI. Una coincidenza temporale che ha alimentato parecchi sospetti.
Gli autori della causa legale sostengono che il Dipartimento della Difesa avrebbe avuto strumenti molto più semplici a disposizione se fosse stato davvero insoddisfatto dei termini contrattuali. Avrebbe potuto rescindere il contratto e scegliere un altro fornitore. Invece ha optato per una designazione che colpisce Anthropic a livello sistemico, con conseguenze potenziali sui futuri contratti federali, sui rapporti con gli appaltatori e sulla percezione dell’azienda nell’intero settore.
Il precedente che spaventa tutta la Silicon Valley
Ed è proprio il precedente a preoccupare più di ogni altra cosa. Se il meccanismo venisse applicato in modo più ampio, qualsiasi posizione ferma nei negoziati con il governo o il rifiuto di condizioni controverse potrebbe trasformarsi non solo nella perdita di un accordo, ma in un danno strutturale per l’azienda coinvolta. Il Pentagono, va detto, non ha reso pubbliche le ragioni della decisione, limitandosi a citare valutazioni di intelligence classificate. Anthropic, dal canto suo, sostiene che la procedura è stata condotta senza trasparenza e in violazione delle regole amministrative.
Nella loro dichiarazione, i firmatari avvertono che questo sviluppo potrebbe cambiare le dinamiche dell’intero settore. Se un importante sviluppatore può essere escluso dall’ecosistema federale senza una giustificazione pubblica comprensibile, il mercato diventa meno prevedibile per tutti. C’è poi un rischio ulteriore: azioni di questo tipo potrebbero soffocare il dibattito interno su come l’IA debba essere sviluppata e quali limiti vadano rispettati. Se un’azienda sa che rifiutare un’applicazione controversa può portare a sanzioni governative, l’incentivo a sollevare obiezioni etiche si riduce drasticamente.
Il supporto dei ricercatori di aziende concorrenti si spiega anche con la reputazione di Anthropic nel campo dell’IA sicura, in particolare per il lavoro sull’intelligenza artificiale costituzionale, un approccio in cui il modello viene addestrato seguendo un insieme predefinito di principi e vincoli. Quando quasi quaranta ricercatori di aziende rivali decidono di firmare una petizione a sostegno di un concorrente, il problema percepito va chiaramente oltre la singola azienda. Quello che è in gioco riguarda l’architettura stessa dei rapporti tra potere statale e sviluppo tecnologico.
